La terapia intensiva è un’esperienza che segna profondamente i bambini

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Nei bambini ricoverati in terapia intensiva si riscontrano frequentemente problemi emotivi e comportamentali e deficit cognitivi, ma anche disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione, deficit della memoria, deficit dell’attenzione e ritardo di sviluppo.
  • I problemi persistono per molti anni dopo il ricovero in terapia intensiva.
  • Garantire ai bambini ad alto rischio di sequele psicologiche interventi tempestivi è importante per migliorare gli esiti clinici in questa popolazione vulnerabile.

 

I soggetti che sono stati ricoverati in un’unità di terapia intensiva in età pediatrica rappresentano una fascia di popolazione ad alto rischio di problemi emotivi, comportamentali e cognitivi. Lo dimostrano chiaramente i risultati di una metanalisi pubblicata sulla rivista JAMA Pediatrics. Alla luce delle evidenze disponibili è importante che i bambini che hanno sperimentato la terapia intensiva ricevano una valutazione psicologica tempestiva e che entrino in un percorso di follow-up che consenta di evidenziare e approcciare le sequele tardive di questa esperienza traumatica.

Sono stati esaminati 31 studi, 5 studi clinici randomizzati e 26 studi osservazionali, che riportavano i problemi psicologici di bambini (n=7.786) ammessi in terapia intensiva pediatrica per cui si disponeva di un follow-up minimo di 3 mesi. Gli studi, provenienti da Europa, Nord America e Australia, includevano bambini ammessi in terapia intensiva per varie indicazioni ad esclusione di problemi cerebrali (es. trauma cranico, meningoencefalite e tumori cerebrali). Nove degli studi identificati dalla revisione sistematica della letteratura sono stati utilizzati per una metanalisi.

Dall’analisi dei dati è emerso che la percentuale di bambini ammessi in terapia intensiva che soffriva di almeno un disturbo psicologico andava dal 5,3% all’88,0%. Negli studi che hanno valutato il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), la percentuale di bambini a distanza di 3-6 mesi che soddisfaceva i criteri diagnostici andava dal 10% al 30,4%. I bambini ricoverati in terapia intensiva avevano un quoziente intellettivo più basso rispetto ai controlli a 1-2 anni (89,40 punti [95%CI 88,33-90,47] contro 100,70 [99,43-101,97]; P<0,001) e a 3-5 anni di follow-up (88,54 punti [83,92-93,16] contro 103,18 [100,36-105,99]; P<0,001). Il follow-up a 4 anni mostrava nei bambini ricoverati maggiori problemi emotivi e comportamentali (51,69 punti [50,37-53,01] contro 46,66 [45,20-48,18]; P<0,001).

“Questa revisione sistematica e metanalisi ha riscontrato che le ripercussioni psicologiche dopo un ricovero in unità di terapia intensiva pediatrica erano comuni – scrivono gli autori, sottolineando come gli esiti psicologici varino col tempo – A 3-6 mesi di follow-up, l’esito più comune era il disturbo da stress post-traumatico, mentre non vi erano report di PTSD a più di un anno di follow-up. Ritardo dello sviluppo, deficit di attenzione e deficit di memoria erano osservati sul medio-lungo periodo (1-4 anni dopo il ricovero). I deficit cognitivi, i disturbi emotivi e i problemi comportamentali avevano le conseguenze più durature, estendendosi a 10-15 anni dal ricovero in terapia intensiva”. Gli esiti psicologici sono peggiori per i bambini ammessi in terapia intensiva in età più tenera e variano in funzione del sesso. “I centri di cura in cui è presente un’unità di terapia intensiva pediatrica dovrebbero considerare di dotarsi delle infrastrutture necessarie per fornire valutazioni psicologiche, con un’enfasi su piani di follow-up a lungo termine– suggeriscono gli autori – Questi programmi sarebbero più vantaggiosi se non coinvolgessero solo il reparto di terapia intensiva, ma un team multidisciplinare di psicologi, assistenti sociali, caregiver ed educatori, proiettandosi longitudinalmente oltre le dimissioni del bambino dalla terapia intensiva”.