La terapia di mantenimento con olaparib più bevacizumab offre benefici continuati nel tumore ovarico

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Conclusioni

  • La terapia di mantenimento con olaparib più bevacizumab offre benefici continuati dopo la prima progressione a pazienti affette da tumore ovarico in stadio avanzato di nuova diagnosi, con un miglioramento significativo della seconda sopravvivenza libera da progressione (second progression-free survival, PFS2) e un ritardo nel tempo alla seconda terapia successiva rispetto al placebo più bevacizumab.

Perché è importante

  • Questi risultati suggeriscono che i miglioramenti clinicamente significativi della PFS osservati con olaparib più bevacizumab rispetto al placebo più bevacizumab persistono dopo la prima progressione.

Disegno dello studio

  • Nella sperimentazione di fase 3, randomizzata, in doppio cieco PAOLA-1, pazienti affette da tumore ovarico di alto grado, in stadio avanzato, di nuova diagnosi dopo la chemioterapia di prima linea a base di platino più bevacizumab sono state assegnate casualmente in rapporto 2:1 a olaparib più bevacizumab o a placebo più bevacizumab.
  • Endpoint secondario: tempo dalla randomizzazione alla seconda progressione della malattia o al decesso.
  • Finanziamento: ARCAGY Research; AstraZeneca; Merck & Co., Inc., Rahway, NJ, Stati Uniti; F. Hoffmann-La Roche.

Risultati principali

  • Il follow-up mediano della PFS2 è risultato di 35,5 mesi nel gruppo trattato con olaparib più bevacizumab e di 36,5 mesi nel gruppo trattato con placebo più bevacizumab.
  • La PFS2 mediana è risultata significativamente più lunga nel gruppo trattato con olaparib più bevacizumab rispetto al gruppo trattato con placebo più bevacizumab (36,5 vs. 32,6 mesi; HR=0,78; P=0,0125).
  • La PFS2 mediana è risultata significativamente più lunga con olaparib più bevacizumab rispetto al gruppo trattato con placebo più bevacizumab nelle pazienti con mutazioni di BRCA del tumore (tBRCAm) (non raggiunta vs. 45,0 mesi; HR=0,53; IC 95%, 0,34–0,83), ma non in quelle senza tBRCAm (HR=0,86; IC 95%, 0,70–1,08).
  • Anche il tempo mediano alla seconda terapia successiva o al decesso è risultato più lungo nel gruppo trattato con olaparib più bevacizumab rispetto al gruppo trattato con placebo più bevacizumab (38,2 vs. 31,5 mesi; HR=0,78; P=0,0115).
  • Non sono stati riferiti nuovi segnali di sicurezza.

Limiti

  • Mancanza di gruppo comparatore con olaparib.