La terapia dell’osteoporosi per la prevenzione delle fratture nella donna in postmenopausa


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Le donne in postmenopausa ad alto rischio di fratture e le pazienti reduci da fratture recenti devono essere trattate con terapie farmacologiche perché, nel loro caso, i benefici di una cura preventiva superano i rischi.

 

Bifosfonati

I bisfosfonati (aledronato, risedronato, acido zoledronico e ibandronato) devono essere usati nelle donne in postmenopausa ad alto rischio di fratture. L’ibandronato non deve essere usato per ridurre il rischio in caso di fratture non vertebrali o dell’anca.

Il rischio di frattura va rivalutato dopo 3 o 5 anni nelle donne in postmenopausa. Il trattamento con bisosfonati va temporaneamente interrotto nelle donne a rischio di frattura lieve-moderato.

L’interruzione (detta anche «vacanza dal bisosfonato») può durare fino a 5 anni e può essere prolungata sulla base della densità ossea e della sintomatologia individuale. Una volta sospeso il trattamento, la paziente va valutata a intervalli di 2 anni e la cura va ripresa immediatamente in caso di perdita di densità ossea o in caso di frattura.

 

Denosumab

Denosumab può essere utilizzato in prevenzione in alternativa ai bifosfonati. Il rischio di frattura deve essere rivalutato a 5 e 10 anni dall’inizio della cura. Le donne che rimangono ad alto rischio possono continuare con denosumab o passare ad altri farmaci.

Il dosaggio raccomandato è di 60 mg in inieizione sottocute ogni 6 mesi. Gli effetti del farmaco sul rimodellamento osseo scompaiono entro sei mesi dalla cessazione della cura, per cui non sono previste «vacanze» nel trattamento con denosumab. In caso di interruzione, è necessaria una copertura con altri farmaci antiosteoporotici o con modulatori del recettori per gli estrogeni, al fine di evitare il rebound sul turnover osseo.

 

Teriparatide o abaloparatide

L’ormone paratiroideo o gli analoghi dell’ormone paratiroideo devono essere usati in pazienti con osteoporosi in postmenopausa e con fratture vertebrali gravi o multiple. Il trattamento deve durare almeno due anni per avere un effetto sulla riduzione del rischio di frattura.

Al termine del trattamento, è utile una copertura con farmaci che impediscano il riassorbimento osseo.

 

Modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni

Raloxifene o basedoxifene sono utili in caso di rischio elevato di fratture vertebrali in pazienti a basso rischio di trombosi venosa profonda, per le quali i bifosfonato o il denosumab sono controindicati. Raloxifene e basedoxifene sono anche indicati nelle donne ad alto rischio di cancro del seno

 

Terapia ormonale sostitutiva e tibolone

Nelle donne di età inferiore ai 60 anni o a meno di 10 anni dall’esordio della menopausa, a basso rischio di trombosi venosa profonda, che non possono assumere bifosfonati o denosumab, con sintomi vasomotori fastidiosi e sintomi da climaterio, senza precedenti di infarto miocardico o ictus, senza cancro del seno e desiderose di trattare i sintomi della menopausa si può ricorrere alla terapia ormonale sostitutiva (TOS). In caso di rischio elevato di fratture vertebrali è indicato il trattamento con tibolone.

 

Calcitonina

Lo spray nasale di calcitonina è indicato solo nelle donne che non tollerano o non possono assumere gli altri farmaci elencati in precedenza.

 

Calcio e vitamina D

La supplementazione con calcio e vitamina D è raccomandata per tutte le pazienti che assumono farmaci antiosteoporotici con l’eccezione degli anabolici.

 

Monitoraggio

Si raccomanda di eseguire una mineralometria ossea della colonna e dell’anca ogni 1-3 anni per monitorare la risposta ai trattamenti. Il monitoraggio dei marcatori del turnover osseo nel siero è un metodo alternativo per identificare una risposta non ottimale o una non aderenza alla terapia.