La supplementazione di vitamina K nel neonato: le linee guida canadesi


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Alla nascita i livelli di vitamina K nel plasma del neonato sono bassi perché la vitamina ha un passaggio molto scarso attraverso la placenta; inoltre l’intestino del neonato è sterile e la sintesi della vitamina K endogena inizia con la comparsa della flora batterica intestinale. Il latte materno contiene quantità molto basse di vitamina K, non sufficienti a garantire l’apporto necessario.

Il deficit di vitamina K può causare sanguinamento nei bambini nei primi tre mesi di vita. Questa condizione è conosciuta come emorragia da deficit di vitamina K (vitamin K deficiency bleeding, VKDB). Viene comunemente suddivisa in tre forme: precoce, classica e tardiva.

La forma precoce si verifica entro 24 ore dal parto, più frequentemente nei nati da madre in terapia con antiepilettici (per esempio fenobarbital, carbamazepina, fenitoina), antitubercolari (isoniazide, rifampicina), antagonisti della vitamina K (per esempio warfarin); tale forma non è prevenibile con la profilassi con vitamina K somministrata alla nascita, ma mediante supplementazione alla madre prima del parto.

La forma classica si manifesta tra il primo e il settimo giorno di vita con un’incidenza di 2,5-17/1.000 nati a termine nei bambini non sottoposti a profilassi con vitamina K1.

La forma tardiva si presenta tra la seconda e la dodicesima settimana con un’incidenza di 5-7 per 100.000 nati nei bambini non sottoposti a profilassi e allattati al seno e nei bambini che hanno patologie associate a malassorbimento (per esempio ittero colestatico, fibrosi cistica).

Il latte materno ha un bassissimo contenuto di vitamina K (1-4 μg/L vs 800-900 μg/100 g del cavolo) per un apporto giornaliero raccomandato di circa 1 μg/kg. Nei neonati e nei lattanti, per mantenere un’adeguata funzione del sistema emostatico, è necessario un apporto di vitamina K di circa 10-15 μg/die. Il latte adattato contiene ≥50 μ/L di vitamina K.

Dal 1961 la profilassi neonatale con vitamina K è riconosciuta come approccio adeguato per la prevenzione di VKDB precoce e classica. Ancora dibattuto e vario rimane l’approccio profilattico di VKDB tardiva, specie negli allattati esclusivamente al seno.

La Canadian Paediatric Society raccomanda la prevenzione del deficit di vitamina K e di VKDB con una iniezione intramuscolare alla nascita, da preferire rispetto alla somministrazione orale.

Tutti i neonati devono ricevere la dose i.m. di vitamina K entro le prime 6 ore di vita, subito dopo la stabilizzazione iniziale e l’interazione con la madre. Il dosaggio raccomandato è di 0,5 mg per neonati di peso inferiore a 1,5 Kg e di 1 mg per neonati di peso superiore. Le linee guida raccomandano anche di mettere in atto tutte le strategie per ridurre al massimo il dolore dell’iniezione.

Ai genitori che rifiutano la supplementazione deve essere fornito un counselling sui rischi a cui espongono il neonato. In alternativa si può suggerire una supplementazione con 2 mg di vitamina K per os al primo pasto del neonato, da ripetersi a 2-4 settimane e a 6-8 settimane.

È importante informare i genitori che la vitamina K i.m. è più efficace di quella per os e che è essenziale che vengano somministrate anche le dosi successive alla prima.

Nei neonati pretermine vi sono sufficienti prove per raccomandare la somministrazione endovena di vitamina K.

In Italia esistono schemi di somministrazione variabili. Visti i risultati deludenti della strategia orale, che all’inizio consigliava 25 μg/die, ma che poi ha dovuto aggiornare la dose raccomandata a 50 μg/die e, nel 2012, a 150 μg/die, la Società italiana di neonatologia suggerisce la somministrazione di 0,5-1 mg di vitamina K intramuscolo a tutti i neonati. Solo in casi eccezionali si rispetta la richiesta dei genitori della via orale (2 mg per os alla nascita seguita da 150 μg/die fino a 14 settimane).