La psilocibina è efficace nella depressione resistente ai farmaci

  • Elena Riboldi
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Una singola dose da 25 mg di psilocibina COMP360, ma non da 10 mg, si è mostrata più efficace di una dose da 1 mg nel ridurre i sintomi della depressione maggiore in pazienti che non avevano risposto a due o più trattamenti.
  • Il dosaggio più alto si associa a una maggiore incidenza di eventi avversi, inclusi i comportamenti suicidari.

Hanno guadagnato la pubblicazione sul prestigioso New England Journal of Medicine i risultati dello studio di fase 2b in cui è stata sperimentata la psilocibina per il trattamento della depressione maggiore resistente ai farmaci. Gli incoraggianti dati di efficacia supportano una sperimentazione più ampia per una piena caratterizzazione della sicurezza di questa molecola contenuta in alcuni funghi allucinogeni e per il suo confronto con altre terapie standard per la depressione.

Lo studio, sponsorizzato da COMPASS Pathfinder, ha esaminato gli effetti sulla sintomatologia della depressione maggiore della psilocibina COMP360, una formulazione sintetica proprietaria della psilocibina, somministrata con un adeguato supporto psicologico. Dato che la psilocibina ha effetti psichedelici, infatti, il farmaco è stato somministrato nei centri ricerche, in stanze appositamente studiate per offrire un’atmosfera rasserenante, dove il paziente rimaneva per 6-8 ore assistito da un terapeuta esperto finché il “viaggio allucinogeno” non si era concluso.

Sono stati arruolati 79 pazienti con un episodio di depressione maggiore resistente ai trattamenti (ovvero in cui due o più trattamenti si erano rivelati inefficaci), che sono stati randomizzati (1:1:1) per ricevere una singola somministrazione di psilocibina COMP360 alla dose di 25 mg, 10 mg o 1 mg; i partecipanti assegnati alla dose di 1 mg sono stati selezionati come gruppo controllo. Gli sperimentatori hanno valutato la variazione nella severità dei sintomi depressivi rispetto alla baseline, accertata utilizzando la Montgomery–Åsberg Depression Rating Scale (MADRS, range 0-60, a punteggi più alti corrisponde una depressione più severa, un punteggio ≤10 è considerato indice di remissione) a distanza di 1, 3 (endpoint primario), 6, 9 e 12 settimane.

Il punteggio MADRS alla baseline era in media pari a 32-33. La differenza media dei minimi quadrati era -12 per la dose di 25 mg, -7,9 per la dose di 10 mg e -5,4 per la dose di 1 mg. La differenza rispetto al gruppo controllo era -6,6 (95%CI da -10,2 a -2, 9; P<0,001) per la dose più alta e -2,5 (95%CI da -6,2 a 1,2; P=0,18) per la dose più bassa. Il tasso di risposta alla settimana 3 era 37%, 19% e 18%, rispettivamente alla dose di 25, 10 e 1 mg. L’incidenza della remissione alla stessa settimana era invece 29%, 9% e 8%, in ordine di dose decrescente. Infine, l’incidenza della risposta sostenuta alla settimana 12 era 20%, 5% e 10%, sempre nello stesso ordine, con differenze non statisticamente significative tra i gruppi.

Il 77% dei partecipanti ha sperimentato degli effetti avversi, i più comuni dei quali erano mal di testa, nausea, vertigini e fatigue. Alcuni pazienti hanno mostrato ideazione suicidaria e comportamento autolesionista, con maggiore frequenza nei gruppi 25 e 10 mg che nel gruppo 1 mg. “Per via del peggioramento dello stato suicidario in alcuni pazienti – avvertono gli autori dello studio, auspicando l’avvio di studi più ampi con comparatori attivi – la suicidalità richiederà vigilanza clinica nei futuri trial sulla psilocibina come trattamento della depressione”.