La paratiroidectomia riduce il rischio di fratture?

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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Messaggi chiave

  • Uno studio di coorte longitudinale condotto su oltre 210.000 pazienti con iperparatiroidismo primitivo indica che, rispetto alla gestione non chirurgica, la paratiroidectomia si associa a una riduzione del rischio di fratture in generale e di frattura dell’anca.
  • Il beneficio della paratiroidectomia è osservabile in pazienti adulti di tutte le fasce di età, compresi i pazienti con fragilità e non limitatamente a soggetti ad alto rischio di fratture.

 

Operare o non operare è spesso un dilemma. Una delle condizioni in cui questo dilemma si presenta è l’iperparatiroidismo primitivo, la principale causa di ipercalcemia cronica, più comune nell’anziano. Nonostante anche in assenza di altri sintomi la malattia predisponga all’osteoporosi per via dell’elevato turnover osseo, le linee guida non raccomandano la paratiroidectomia se non per i pazienti sintomatici o quelli più giovani. Uno studio retrospettivo condotto dall’Università di Standford invita a riconsiderare la questione in quanto i pazienti sottoposti a chirurgia vedono ridursi significativamente il rischio di fratture.

Lo studio, pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine, ha preso in esame 210.206 pazienti statunitensi con iperparatiroidismo primitivo che hanno beneficiato del programma di assicurazione sanitaria Medicare tra il 2006 e il 2017. Si è andati a valutare l’associazione tra fratture non legate a traumi e gestione chirurgica (paratiroidectomia) e non chirurgica dell’iperparatiroidismo.

Nella coorte analizzata, in cui l’età media era di 75±6,8 anni, il 30% dei pazienti è stato sottoposto a paratiroidectomia entro un anno dalla diagnosi, mentre il 70% è stato gestito non chirurgicamente. Nel follow-up di oltre 50 mesi, l’incidenza di fratture è stata 10,2% tra i pazienti sottoposti a paratiroidectomia e 13,7% nei pazienti soggetti a vigile attesa. Nell’analisi multivariata la paratiroidectomia è risultata associata a un più basso rischio di qualsiasi frattura (HR 0,79 [95%CI 0,76-0,80) e di frattura dell’anca (HR 0,76 [0,72-0,79]). Rispetto alla gestione non chirurgica, la paratiroidectomia si associava a una riduzione del rischio di frattura pari all’1,2%, al 2,8% e al 5,1%, rispettivamente a 2, 5 e 10 anni. L’analisi dei sottogruppi non ha mostrato differenze legate a fascia di età, sesso, fragilità o storia di osteoporosi. Nel modello di regressione di Fine e Gray, tenendo conto del rischio di morte competitivo, la paratiroidectomia è risultata associata a una riduzione del 16% del rischio di fratture (HR 0,84 [0,82-0,85]) e del 17% del rischio di frattura dell’anca (HR 0,80-0,85]).

“Complessivamente i risultati dello studio mostrano un’associazione clinicamente significativa tra la paratiroidectomia e il rischio complessivo di frattura e di frattura dell’anca in pazienti anziani con iperparatiroidismo primitivo – scrivono gli autori – e suggeriscono che la gestione chirurgica andrebbe fortemente considerata in questa popolazione per prevenire la morbilità e la disabilità legata alle fratture”. Concordano con questa conclusione Mitchell H. Katz, presidente della NYC Health + Hospitals (il più grande sistema di assistenza sanitaria pubblica degli USA) e Anand R. Habib, medico dell’Università della California San Francisco, che hanno scritto l’editoriale che accompagna l’articolo. “Rivedere le linee guida per ampliare le indicazioni per la paratiroidectomia al fine di includere gli individui asintomatici più anziani può aiutare a contrastare i bassi tassi di raccomandazione e il declino nella paratiroidectomia degli ultimi 20 anni e contemporaneamente a ridurre l’incidenza delle fratture da fragilità – scrivono, plaudendo a questo tipo di studi che favoriscono l’implementazione delle cure evidence-based – Le decisioni di intraprendere la strada chirurgica andrebbero basate sul processo di decisione condivisa tra medico e paziente e dovrebbero tenere in considerazione le potenziali complicanze, incluse l’ipocalcemia postoperatoria, gli ematomi cervicali e il danno ricorrente al nervo laringeo. Tuttavia, l’avvento delle tecniche minimamente invasive ha ridotto il tasso di queste complicanze e sono stati riportati tassi di guarigione tra il 95 e il 99%”.