La mobilita' sanitaria interregionale nel 2017


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GIMBE - Evidence for Health

La mobilita' sanitaria interregionale nel 2017

Report osservatorio GIMBE 06/2019

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce l’assistenza ai cittadini iscritti presso le aziende sanitarie locali della propria Regione di residenza: il cittadino può tuttavia esercitare il diritto di essere assistito anche in strutture sanitarie di altre Regioni, fenomeno descritto come mobilità sanitaria interregionale (di seguito semplicemente mobilità regionale) oggetto delle analisi del presente report, da cui esulano invece la mobilità intra-regionale (tra strutture differenti della stessa Regione) e la mobilità transfrontaliera (prestazioni erogate all’estero).

La mobilità sanitaria regionale viene distinta in:

·    mobilità attiva: esprime l’indice di attrazione di una Regione, identificando le prestazioni sanitarie offerte a cittadini non residenti;
·    mobilità passiva: esprime l’indice di fuga da una Regione, identificando le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza.

Il confronto tra l’indice di attrazione e quello di fuga fornisce un quadro sia dell’efficacia ed efficienza di ciascun Servizio Sanitario Regionale nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione residente, sia indirettamente della qualità percepita dai cittadini rispetto ai servizi sanitari erogati. In particolare, i flussi relativi alla mobilità per ricovero ordinario e in day-hospital possono essere “fisiologici” o “patologici”1. I primi conseguono alla configurazione della rete ospedaliera, in particolare alla variabilità dell’offerta regionale delle varie specializzazioni, all’attuazione del DM 70/2015 che prevede specialità con bacini di utenza che si estendono oltre i confini regionali, oltre che alimentati dalla mobilità di confine e da quella fittizia, conseguente ai mancati cambi di residenza. I flussi “patologici”, invece, derivano dalla scarsa accessibilità (lunghezza delle liste di attesa) e/o della qualità delle cure (dati del Programma Nazionale Esiti) nelle Regioni di residenza e generano gravi iniquità, visto che solo pazienti con reddito medio-alto sono in grado di sostenere i costi delle trasferte.
Dal punto di vista economico, la mobilità attiva rappresenta per le Regioni una voce di credito, mentre quella passiva una voce di debito; ogni anno la Regione che eroga la prestazione viene rimborsata da quella di residenza del cittadino. Le “regole tecniche” dell’accordo interregionale per la compensazione della mobilità sanitaria - approvato lo scorso 20 giugno dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome2 - hanno uniformato la procedura per la trasmissione di dati, definito tempi per l’invio, le contestazioni e le controdeduzioni e individuato i tracciati record per i 7 flussi finanziari che corrispondono ad altrettante tipologie di prestazioni erogate


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