La migliore sequenza terapeutica per il tumore colorettale con mutazione KRASG12C

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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La terapia di prima linea intensificata con FOLFOXIRI è una valida opzione in pazienti “fit” con tumore colorettale metastatico e mutazione KRASG12C. Lo suggeriscono, seppur con tutte le limitazioni di uno studio retrospettivo, i dati ottenuti da un gruppo di ricercatori italiani guidati da Davide Ciardiello, del dipartimento di Medicina di Precisione dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, primo nome dell’articolo pubblicato su ESMO Open.

“La terapia del tumore del colon-retto è profondamente cambiata negli ultimi due decenni, anche grazie alla migliore comprensione dei meccanismi molecolari alla base della malattia e all’introduzione di nuovi trattamenti” affermano Ciardiello e colleghi, ricordando che il progredire degli studi ha permesso anche di comprendere che non tutte le mutazioni nei geni RAS sono uguali in termini di meccanismi di resistenza ai farmaci e di aggressività della malattia.

Sui pazienti con tumore metastatico e mutazione KRASG12C si sono concentrati i ricercatori italiani, portando a termine il più ampio studio finora condotto in questa specifica popolazione. “In presenza di questa mutazione la malattia è più aggressiva e attualmente non ci sono indicazioni chiare su quale sia la migliore strategia terapeutica” precisano gli autori.

L’analisi finale ha coinvolto 111 pazienti, trattati con terapia doppia o tripla in 12 centri oncologici italiani nell’arco di 10 anni (2011-2021). Per tutti sono state valutati tassi di risposta generale (ORR), sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sopravvivenza generale (OS).

“La percentuale di pazienti con mutazione KRASG12C è stata del 3,7%, in linea con i dati oggi disponibili” spiegano gli esperti che segnalano però come solo il 62% e il 36% dei pazienti siano risultati idonei (“fit”) al trattamento, rispettivamente, di seconda e terza linea dopo progressione. “Tra l’altro le successive linee di terapia oltre la prima hanno portato a benefici clinici limitati” precisano.

Per quanto riguarda la prima linea di trattamento, l’analisi suggerisce che i risultati migliori si ottengono con un regime intensificato con FOLFOXIRI più bevacizumab.

Più in dettaglio, i pazienti trattati con regimi a base di hanno mostrato risposte migliori (ORR 56,25%) rispetto a quelli trattati con regimi doppi a base di irinotecan (34,5%) o oxaliplatino (36,4%). “A questi si aggiungono dati migliori anche in termini di PFS nei pazienti trattati con regimi tripli” aggiungono Ciardiello e colleghi, che poi concludono: “Servono nuove opzioni terapeutiche mirate con inibitori selettivi di KRASG12C”.