La medicina narrativa aiuta medici e pazienti

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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È possibile utilizzare la medicina narrativa in oncologia e questo approccio risulta utile per migliorare la relazione tra medico e paziente, anche dal punto di vista terapeutico.

“La medicina narrativa è stata descritta per la prima volta circa 30 anni fa proprio come un metodo per migliorare la relazione medico-paziente” spiegano sulla rivista Journal of International Medical Research gli autori di uno studio italiano sul tema, guidati da Maria Cecilia Cercato, dell’Unità di epidemiologia e registri tumori dell’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. “Si tratta di uno strumento per raccogliere e interpretare informazioni sull’esperienza di malattia del paziente e questo aiuta non solo a migliorare la conoscenza di aspetti psicologici e fisici, ma anche a formulare una corretta diagnosi” aggiungono, ricordando che l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato nel 2014 le raccomandazioni per l’implementazione della medicina narrativa nella gestione delle malattie rare e croniche. “Nonostante ciò al momento non esiste in Italia un metodo standard per la gestione dei pazienti oncologici”.

Per colmare la lacuna, Cercato e colleghi hanno coinvolto nel loro studio preliminare un piccolo gruppo di pazienti (n=31, 84% donne) proponendo loro di completare dei diari digitali utilizzando la piattaforma Digital Narrative Medicine (DNM) a partire dall’inizio del trattamento. Lo scopo principale era capire se questo metodo di fare medicina fosse davvero applicabile nella pratica quotidiana e inoltre si sono raccolte le opinioni di medici e pazienti su tale approccio.

E a conti fatti, le analisi hanno dimostrato che la medicina narrativa piace a medici e pazienti.

I medici sottolineano in particolare i miglioramenti nella loro relazione con i pazienti e la possibilità di ottimizzare anche la gestione del tempo durante il trattamento. Inoltre, il progetto è stato visto come un’importante opportunità di crescita professionale e di gestione multidisciplinare. “Medici e infermieri hanno spiegato che grazie alla medicina narrativa sono riusciti a ottenere informazioni che altrimenti i pazienti non avrebbero riferito” dicono gli autori dello studio. Dal punto di vista dei pazienti, i benefici maggiori sono stati quelli legati alla possibilità di personalizzare la terapia, ma non sono mancati accenni a una maggiore consapevolezza e partecipazione attiva.

“Siamo convinti che questi risultati, seppur preliminari, rappresentino una spinta interessante verso nuovi studi più approfonditi sul tema” dicono Cercato e colleghi, ricordando che il tempo dedicato alla medicina narrativa è a tutti gli effetti “tempo di cura”.