La malattia infiammatoria pelvica: come diagnosticarla e come fare il follow-up


  • Daniela Ovadia - Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

La diagnosi di malattia infiammatoria pelvica (MIP) si basa sulla presenza di dolore in corrispondenza degli annessi o di dolorabilità alla mobilizzazione della cervice uterina. Altri segni che confermano la diagnosi sono la febbre, la leucorrea e la metrorragia.

L’esplorazione pelvica è raccomandata in tutti i casi di sintomatologia suggestiva per MIP.

Gli esami del sangue mostrano, in genere, una iperleucocitosi accompagnata da una PCR elevata. La diagnosi differenziale si fa soprattutto con l’appendicite acuta. In caso di sospetta MIP, gli esami del sangue vanno effettuati rapidamente, includendo un esame citometrico e la misurazione della PCR.

 

Imaging

 

L’ecografia pelvica non è un esame indicato perché non è abbastanza sensibile e specifico per una MIP non complicata, anche se è raccomandata in caso di MIP complicata o di diagnosi differenziale. La terapia antibiotica non deve essere rimandata nell’attesa dell’esecuzione dell’ecografia.

Una TC dell’addome completo, con mezzo di contrasto, è utile per escludere diagnosi differenziali a carico dell’apparato urinario, digestivo o riproduttivo.

Non vi sono indicazioni all’esecuzione della laparoscopia.

 

Le cause

 

La Chlamydia trachomatis è il batterio più comunemente causa di MIP, in particolare nelle donne sotto i 30 anni.

In caso di MIP non complicate, è utile eseguire un tampone vaginale per la diagnosi microbiologica, secondo lo schema seguente:

  • Primo tampone: esame diretto dello striscio dopo colorazione di Gram.
  • Secondo tampone: campione per coltura (in particolare per la ricerca di Neisseria gonorrhoeae e flora batterica vaginale opportunista) con eventuale antibiogramma.
  • Terzo tampone: invio per analisi mediante tecniche di amplificazione degli acidi nucleici (per ricerca di N. gonorrhoeae, C. trachomatis, Mycoplasma genitalium).

La diagnosi di MIP è supportata dalla positività, ai test di amplificazione degli acidi nucleici, per N. gonorrhoeae, C. trachomatis o M. genitalium. Test negativi, però, non consentono di escludere la MIP da altri agenti sessualmente trasmissibili.

Se non è possibile usare lo speculum per via del dolore, si può fare il test con un campione vaginale (meno sensibile). I test sierologici per C. trachomatis non sono indicati né come esame diagnostico di prima linea né per monitorare la MIP.

 

I controlli

 

Il tasso di recidiva nella MIP è del 15-21 per cento, e nel 20-34 per cento dei casi si tratta di forme ricorrenti di malattie sessualmente trasmissibili. Per questo si raccomanda un follow-up personalizzato, con l’invio di promemoria tramite messaggi SMS o mail per aumentare la compliance.

Il tampone vaginale con test di amplificazione degli acidi nucleici per N. gonorrhoeae, C. trachomatis e M. genitalium deve essere ripetuto ogni 3-6 mesi dopo il trattamento della malattia sessualmente trasmissibile associata alla MIP, al fine di escludere una nuova infezione. L’uso dei contraccettivi orali è sconsigliato dopo MIP, mentre si raccomandano i metodi di barriera. Prima dell’inserimento di uno IUD a fini contraccettivi in una paziente che ha avuto una MIP si raccomanda l’esecuzione dei test microbiologici.

Le donne con pregressa MIP sono a rischio aumentato di gravidanza extrauterina: per questo è essenziale chiedere alle pazienti se hanno mai sofferto di questo disturbo quando stanno programmando una gravidanza o nelle prime fasi della stessa.