La gestione del dolore oncologico secondo l’OMS


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Il cancro ha provocato, nel 2018, 9,6 milioni di decessi nel mondo. Nello stesso anno, sono stati oltre 18 milioni i nuovi casi. Il 55 per cento dei malati prova dolore, una percentuale che sale al 66 per cento tra i malati metastatici o terminali. Nella maggior parte dei casi il dolore è controllabile, ma i medici non utilizzano i farmaci giusti al momento giusto.

Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha sviluppato le linee guida per la gestione del dolore oncologico.

Il documento si concentra su tre aree fondamentali:

  • l’analgesia attraverso farmaci, incluse le indicazioni su quando iniziare e come cambiare principi attivi lungo il decorso della malattia, quando passare agli oppiacei e come affrontare il dolore acuto;
  • come utilizzare le terapie adiuvanti (per esempio gli steroidi, gli antidepressivi e gli antiepilettici);
  • come gestire il dolore dovuto a metastasi ossee attraverso i bifosfonati e la radioterapia.

Gestione del dolore

La prime classi di farmaci da utilizzare per la gestione del dolore negli adulti (inclusi gli anziani) e negli adolescenti sono i FANS, il paracetamolo e gli oppiacei, talvolta in combinazione tra loro, da selezionare sulla base dell’intensità del dolore, fino a ottenere un controllo efficace dei sintomi.

Gli oppiacei sono farmaci utili anche in prima linea contro il dolore se le altre molecole sono inefficaci. Non bisogna esitare a prescriverli anche negli anziani e negli adolescenti, fino a completa remissione sintomatologica.

Il dolore acuto e le esacerbazioni vanno trattati con terapie d’urgenza, come morfina a rilascio immediato, e questo fin dalle prime fasi di malattia.

La morfina può essere usata anche con regolarità nella formula a rilascio controllato per ottenere un controllo efficace del dolore. La formula a rilascio immediato è considerata un farmaco d’emergenza. La somministrazione sottocute è preferibile rispetto a quella intramuscolare quando le vie orale o transdermica sono precluse o inefficaci.

Farmaci adiuvanti

L’uso di steroidi (quando indicati) aiuta a controllare alcune forme di dolore sia negli adulti sia negli adolescenti.

Gli steroidi vanno prescritti per il periodo più breve possibile. Il dosaggio più efficace dipende da molti fattori, inclusa la localizzazione e la tipologia del dolore, la presenza o il rischio di infezione, la stadiazione della malattia, la presenza di diabete e gli obiettivi della cura. In caso di edema peritumorale, è bene scegliere gli steroidi con il minor effetto mineralcorticoide.

Tra gli antidepressivi, vengono usati come adiuvanti nella terapia del dolore i triciclici e gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina e noradrenalina. L’OMS non si esprime né pro né contro il loro utilizzo poiché vi sono ancora pochi studi e di qualità non sufficiente a giudicare.

Lo stesso principio viene seguito per gli antiepilettici nei casi di dolore neuropatico indotto dalla malattia o dal trattamento. In genere si utilizzano gabapentin, pregabalina, valproato e carbamazepina, ma gli studi disponibili non vengono giudicati sufficienti per una raccomandazione (ma nemmeno per sconsigliarne l’uso).

Dolore osseo

Le linee guida OMS raccomandano l’uso di bifosfonato per il dolore osseo negli adulti e negli adolescenti.

Quando la radioterapia è indicata, l’utilizzo di radioterapia frazionata a dose singola può alleviare il dolore metastatico.

Le linee guida prendono in considerazione anche alcuni anticorpi monoclonali anti NGF o anti-osteoclasti, ma le conclusioni sono che gli studi non sono ancora sufficienti per pronunciarsi in merito al loro effetto sul dolore.

Gli esperti giungono alla stessa conclusione per quanto riguarda l’uso di radioisotopi, talvolta somministrati nei pazienti con metastasi ossee diffuse e dolorose.