La disfunzione erettile nei più giovani è prevalentemente legata a disturbi dell’umore


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Medical News
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La disfunzione erettile (DE) è un disturbo in crescita tra i più giovani, al di sotto dei 40 anni di età. Un gruppo di medici del Dipartimento di urologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, sotto la supervisione di Eugenio Ventimiglia, ha voluto valutare i fattori associati al disturbo erettile in una coorte di pazienti giovani giunti per la prima volta alla visita urologica per disfunzione erettile. In letteratura, la DE in età giovanile è considerata per lo più un disturbo psicogeno.

Sono stati reclutati 307 pazienti di età inferiore ai 40 anni giunti all’ambulatorio nel’arco di 11 anni (dal 2006 al 2017). Le comorbidità sono state valutate con il Charlson comorbidity index. I pazienti hanno completato anche l’International Index of Erectile Function (IIEF) e la scala di Beck per la depressione. In seguito sono stati categorizzati in due gruppi in base al risultato all’IIEF (IIEF inferiore a 26 e IIEF nei limiti di norma).

Sono state utilizzate l’analisi di regressione logistica e la statistica descrittiva per verificare l’associzione tra fattori di rischio e comparsa di DE.

78 pazienti (25%) avevano valori di IIEF nornali, mentre 229 (75%) mostravano valori patologici. Tra i pazienti con DE, 90 (29%) aveva valori di IIED significativi per grave disfunzione erettile. Le due coorti non differivano per età, indice di massa corporea, prevalenza di ipertensione, stato di salute generale, abitudine al fumo o all’alcol.

Non vi erano differenze nel livello ematico degli ormoni sessuali e nel profilo lipidico. I pazienti con DE mostravano valori mediani più elevati alla scala di Beck (7, range interquartile 3-13) rispetto a quelli con funzionalità normale (5, range interquartile 1-9). In generale, più alto è lo score alla scala di Beck più basso il risultato alla scala di funzionalità erettile (p= 0,01).

In conclusione, gli uomini giovani che si rivolgono a uno specialista per DE hanno uno stato di salute comparabile a quello dei coetanei ma un rischio più elevato di disturbi dell’umore, confermando le ipotesi più comuni sull’origine psicogena del disturbo.

Il limite principale dello studio è la provenienza della coorte da un unico centro di cura.