La depressione è anche una questione di pancia

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
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  • L’aggiunta di probiotici al trattamento anti-depressivo migliora i sintomi in pazienti con disturbo depressivo maggiore rispetto al placebo.
  • La supplementazione modifica la composizione del microbiota intestinale e le risposte a livello cerebrale.
  • I probiotici potrebbero rappresentare un nuovo approccio efficace e non stigmatizzante al trattamento della depressione maggiore, in aggiunta alle terapie già in uso.

La partita contro la depressione si gioca anche lungo l’asse microbiota-intestino-cervello e i microrganismi che che compongono microbiota intestinale sono tra i giocatori più importanti. È questa in sintesi la conclusione principale di uno studio pubblicato su Translational Psychiatry, il primo trial randomizzato e controllato a valutare contemporaneamente se una supplementazione a breve termine e ad alta dose di probiotici fosse in grado di ridurre i sintomi depressivi e di indurre modifiche nel microbiota e nelle risposte neurali di pazienti depressi.

“La depressione maggiore rappresenta il principale disturbo psichiatrico in termini di prevalenza e di carico di malattia, ma al momento i trattamenti disponibili non sono del tutto soddisfacenti” esordiscono gli autori guidati da Anna-Chiara Schaub dell’Università di Basilea, in Svizzera, primo nome della ricerca.

“Studi precedenti hanno suggerito che l’asse microbiota-intestino-cervello (MGB) possa avre un ruolo nella depressione” aggiungono i ricercatori, che hanno basato la loro ricerca proprio sull’idea che un intervento a livello del microbiota potesse rappresentare un approccio efficace contro la depressione.

Per verificare questa ipotesi, Schaub e colleghi hanno coinvolto nella ricerca pazienti con disturbo depressivo maggiore ai quali, in aggiunta al trattamento antidepressivo tradizionale, è stato somministrato un mix di probiotici (n=21) o un placebo (n=26) per un periodo di 31 giorni.

“Come esito primario abbiamo valutato i cambiamenti nella scala Hamilton Depression Rating Sale (HAM-D) prima della supplementazione, subito dopo il termine dei 31 giorni e quattro settimane dopo la fine del trattamento di studio” spiegano gli autori, precisando che sono stati inoltre effettuate analisi quantitative di profiling del microbioma e analisi di neuroimaging per identificare i cambiamenti nell’asse MGB.

E i risultati confermano i benefici associati all’uso di probiotici in questa popolazione: i punteggi sulla scala HAM-D si sono infatti ridotti in tutti i partecipanti grazie anche agli antidepressivi, ma l’effetto è risultato più forte nel gruppo trattato con probiotici rispetto al gruppo placebo. Anche la composizione del microbiota è cambiata in seguito alla supplementazione che ha portato a un incremento dei batteri del genere Lactobacillus, associata a una riduzione dei sintomi depressivi.

Infine, l’attivazione del putamen di fronte ad alcuni stimoli, incrementata in caso di depressione, si è ridotta nel gruppo probiotici.

“Questi risultati mettono in luce il ruolo dell’asse MGB nella depressione maggiore ed enfatizzano il ruolo potenziale di approcci basati sul microbiota come interventi pragmatici e accessibili per migliorare l’efficacia dei trattamenti anti-depressivi” concludono Schaub e colleghi.