La comunicazione al grande pubblico non deve trascurare mini-ictus e TIA


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Messaggi chiave

  • L’esperienza britannica di sensibilizzazione del pubblico sull’importanza di cercare rapidamente aiuto davanti ai possibili sintomi di un ictus (Face, Arm, Speech, Time, FAST) non ha aumentato il tasso di richiesta di aiuto, né abbreviato i tempi con cui lo si fa dopo i sintomi di un mini-ictus o di un TIA.
  • La percezione del rischio dopo mini-ictus o TIA è anzi diminuita dopo la campagna.
  • La metà dei pazienti che ha avuto un ictus maggiore nei 90 giorni successivi un TIA o un mini-ictus non aveva richiesto aiuto per questi episodi iniziali, indipendentemente dalla tempistica rispetto alla campagna.
  • Poiché il rischio di un ictus è maggiore nelle ore e nei giorni successivi ai fenomeni cerebrovascolari minori, e l’impatto di cure mediche urgenti significativo, è importante rimodulare la comunicazione al pubblico tenendo conto di questo aspetto.

Descrizione dello studio

  • Studio prospettico di popolazione, all’interno dell’Oxford Vascular Study, su tutti gli assistiti di 9 ambulatori di medicina generale nell’Oxfordshire con un primo TIA (73,8%, n=1.656) o ictus (totale n= 2.243, età media 73,6 anni, DS 13,4) che hanno cercato soccorso medico tra il 1 aprile 2002 e il 31 marzo 2014, cioè prima e dopo la grande campagna di comunicazione nazionale Face, Arm, Speech, Time (FAST) dell’aprile 2009.  
  • Outcome: numero di ictus ricorrenti precoci in pazienti che hanno evitato o ritardato la richiesta di soccorso e probabilità di cercare soccorso dopo TIA o mini-ictus prima e dopo FAST.  
  • Fonte del finanziamento: National Institute of Health Research (NIHR), Oxford Biomedical Research Centre (BRC), Wellcome Trust, Wolfson Foundation e British Heart Foundation.

 

Risultati principali

  • Richiesta di soccorso: rispetto a prima della campagna, i pazienti con ictus maggiore hanno cercato più spesso aiuto entro 3 ore dall’esordio (OR 2,56, IC 95% 1,11-5,90; P=0,03), ma quelli con sintomi minori no (OR 0,79, IC 95% 0,50-1,23; P per interazione =0,03 vs ictus maggiore).
  • Non si è nemmeno abbreviato il tempo prima della richiesta di aiuto entro 24 ore.
  • La percezione del pazienti dell’urgenza di chiedere aiuto dopo i sintomi di un TIA o di un mini-ictus è calata dopo FAST (dal 37,3% a 27,6%; OR 0,64, IC 95% 0,51-0,80; P
  • Quasi la metà degli ictus che sono seguiti nei 90 giorni successivi a un evento minore si sono verificati in pazienti che non si erano rivolti alle strutture sanitarie per l’episodio iniziale e questa percentuale si è mantenuta stabile prima e dopo FAST.

Perché è importante

  • Se non trattato, circa il 5% dei pazienti che subiscono un TIA o mini-ictus vanno incontro a un evento maggiore entro 24 ore, eventualità il cui rischio può e deve essere ridotto con terapie adeguate, che però non possono essere messe in atto se il paziente non cerca aiuto.
  •  Le campagne informative al grande pubblico sono quindi fondamentali, ma è fondamentale anche, come si è fatto in questo caso, verificarne l’efficacia, globale o su determinati aspetti.