La carne rossa? Forse non fa così male


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
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Le linee guida nutrizionali raccomandano di limitare il consumo di carni rosse e carni processate. Per esempio, le Linee guida statunitensi (2015-2020) raccomandano una sola porzione di carne rossa o processata alla settimana. Le linee guida britanniche consigliano un apporto massimo di 70 g al giorno, il World Cancer Research Fund si limita a suggerire di limitare il consumo di carni rosse e di ridurre di molto il consumo di carni processate. Infine, lo IARC di Lione ha classificato le carni rossi come “probabilmente carcinogene” e le carni processate come “sicuramente carcinogene” per l’uomo.

Tali raccomandazioni sono però basate principalmente su studi osservazionali, gravate da fattori confondenti e senza una vera valutazione della magnitudo dei possibili effetti.

Per questa ragione, un gruppo di esperti ha sviluppato linee guida indipendenti utilizzando la metodologia NutriRECS (Nutritional Recommendations), un processo di revisione della letteratura più rigoroso di quello generalmente utilizzato poiché include sia una revisione sistematica sia una valutazione delle prove basata sul sistema GRADE.

Un panel di 14 esperti da 7 diversi Paesi ha votato le raccomandazioni finali che non tengono conto di considerazione né gli aspetti ambientali né quelli legati al benessere animale proprio per non introdurre fattori confondenti in una stima che vuole misurare solamente l’impatto diretto del consumo di carne sulla salute umana.

 

 

Le raccomandazioni

  • Il panel suggerisce, per gli adulti, di non modificare in senso restrittivo le raccomandazioni sui consumi di carne rossa (raccomandazione debole, basso livello delle prove). Parimenti, il consumo di carni processate non deve necessariamente essere ridotto (raccomandazione debole, basso livello di prove). Solo 3 esperti su 14 hanno votato a favore di una riduzione dei consumi.
  • La revisione della letteratura fornisce solo prove deboli a favore di un beneficio ottenibile con una dieta a bassissimo contenuto di carni rosse in relazione al rischio cardiometabolico, al rischio di cancro e alla mortalità per cancro.
  • Una metanalisi sulla relazione dose-risposta ha fornito una coorte di 23 studi per un totale di circa 1,4 milioni di persone. Il livello di prova ottenuto è basso-molto basso per quanto riguarda la relazione tra la riduzione del consumo di carni rosse e lavorate e il rischio per la salute (da 1 a 6 eventi indesiderati in meno ogni 1000 persone per una riduzione di 3 porzioni a settimana) e senza differenze statisticamente significative in termini di mortalità cardiovascolare e mortalità per tutte le cause.
  • Una metanalisi sulla relazione dose-risposta in ambito oncologico ha individuato 17 studi per un totale di 2,2 milioni di partecipanti, fornendo un livello di prova basso per quel che riguarda la riduzione della mortalità oncologica (7 eventi in meno per 1000 persone per una riduzione di 3 porzioni a settimana).
  • Studi che considerano l’insieme delle abitudini dietetiche (70 studi per circa 60 milioni di partecipanti) mostrano che schemi dietetici con basso consumo di carni rosse o processate si associano a una piccola riduzione del rischio assoluto di 9 tipologie di eventi cardiometabolici o di cancro (da 1 a 8 eventi in meno ogni 1000 persone), ma senza effetti su altri 21 tipi di eventi indesiderati.
  • Gli esperti hanno considerato anche le attitudini verso il consumo di carni rosse e lavorate in relazione alle conoscenze in materia di salute, identificando 41 studi quantitativi e 13 studi qualitativi che hanno preso in considerazione questo aspetto. Secondo tali studi, le persone onnivore riferiscono di provare piacere nel consumare carne, e la considerano una componente essenziale dell’alimentazione. Spesso si sentono impreparate, sul piano culinario, a sostituirla con altre fonti proteiche e ciò potrebbe in parte spiegare lo scarso impatto delle campagne di educazione alimentare. La maggior parte di questi studi, però, utilizza questionari non validati, ha un numero troppo piccolo di partecipanti e non chiede in modo esplicito se tali considerazioni potrebbero cambiare in relazione a possibili benefici per la salute.

 

Conclusioni

Gli esperti attribuiscono la scarsa forza delle proprie raccomandazioni, rispetto a quanto suggerito dalle altre linee guida in materia, alla metodologia utilizzata poiché il sistema GRADE privilegia gli studi randomizzati e controllati, che scarseggiano in ambito nutrizionale.

Inoltre il panel ritiene, alla luce delle prove disponibili, che gli effetti desiderabili (una riduzione potenziale del rischio di cancro e di disturbi cardiometabolici) legati a una diminuzione dei consumi di carne probabilmente non superi gli effetti indesiderati (impatto sulla qualità della vita, peso di dover modificare le proprie abitudini alimentari e culturali).