La beta-talassemia si cura con la terapia genica

  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
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  • Nella maggior parte dei pazienti con beta-talassemia (genotipo non β00), il trattamento con la terapia genica betibeglogene autotemcel (beti-cell) induce livelli di emoglobina sufficienti per ottenere l’indipendenza dalle trasfusioni.

 

Ottime notizie per le persone affette da beta-talassemia: i risultati ad interim di uno studio di fase 3 mostrano che una singola infusione di cellule staminali ematopoietiche transdotte con un vettore lentivirale codificante il gene della beta-globina umana è potenzialmente curativa. La terapia genica in questione, chiamata betibeglogene autotemcel (beti-cell), consente infatti di ottenere livelli pressoché normali di emoglobina e di lasciarsi alle spalle la dipendenza dalle trasfusioni.

La beta-talassemia, o anemia mediterranea, è causata da mutazioni nel gene HBB che riducono (genotipo β+) o azzerano (genotipo β0) la produzione della subunità beta dell’emoglobina. Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSC) da donatore sano può curare la malattia, ma questa opzione spesso non è accessibile per assenza di un donatore compatibile, in più presenta rischi non trascurabili. La terapia genica betibeglogene autotemcel è stata sviluppata dall’azienda americana Bluebird Bio come alternativa al trapianto di HSC. In breve, si prelevano le cellule staminali CD34+ dal paziente, utilizzando un vettore lentivirale vi si introducono copie funzionali di una versione modificata del gene HBB, poi si reinfondono le cellule nel paziente. Non è necessario un donatore compatibile e non ci sono problemi di reazioni post-trapianto. Dopo i risultati molto incoraggianti di due studi di fase 1-2 è stato avviato lo studio di fase 3 Northstar-2. Il processo di trasduzione è stato perfezionato in modo da introdurre più copie del gene e aumentare di conseguenza i livelli di emoglobina. Inoltre, sono stati arruolati anche pazienti con meno di 12 anni di età e non solo adolescenti e adulti come fatto in precedenza. I risultati dell’analisi ad interim sono stati pubblicati da Franco Locatelli, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e colleghi sul New England Journal of Medicine.

La terapia è stata somministrata a 23 pazienti con genotipo non β00. Dei 22 pazienti valutabili, 20 (91%) hanno raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni, inclusi 6 dei 7 pazienti con meno di 12 anni. La concentrazione media dell’emoglobina durante l’indipendenza dalle trasfusioni era 11,7 g/dl (range 9,5-12,8). Un anno dopo l’infusione di beti-cell, nei pazienti che non dipendevano dalle trasfusioni la concentrazione di emoglobina contenente la sostituzione amminoacidica introdotta con la terapia genica era 8,7 g/dl (5,2-10,6). Il profilo di sicurezza della terapia era sovrapponibile a quello della mieloablazione con busulfan. Quattro pazienti sono andati incontro a eventi avversi potenzialmente legati alla terapia; in un solo caso l’evento avverso (trombocitopenia) era grave.

Emmanuel Payen dell’Université Paris-Saclay sottolinea in un articolo di accompagnamento come gli avanzamenti della scienza possano essere frustrati da questioni finanziarie. “Questi risultati incoraggianti dovrebbero avere portato al rapido sviluppo della terapia genica lentivirale per la beta-talassemia trasfusione-dipendente. Tuttavia, in Europa queste speranze sono state infrante dal continuo dissenso tra Bluebird Bio e le agenzie di pagamento più di 2 anni dopo che beti-cell ha ricevuto l’autorizzazione condizionale all’immissione in commercio dalla Commissione Europea – scrive Payen – Questa situazione mostra che se i pazienti devono avere facile accesso al trattamento, è necessario un giusto equilibrio tra i costi di sviluppo e produzione, il ritorno sugli investimenti per gli stakeholders e i prezzi dei prodotti di terapia cellulare e terapia genica”.