L’orario di visita nei reparti di terapia intensiva può davvero fare la differenza?

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • Un’orario di visita più flessibile e prolungato fino a 12 ore al giorno non modifica in modo significativo l’incidenza di delirio in pazienti ricoverati in unità di terapia intensiva (UTI).
  • Un miglioramento si registra solo nei livelli di ansia e depressione dei familiari.

Descrizione dello studio

  • Nello studio randomizzato di cluster-crossover sono stati coinvolti pazienti, familiari e medici di 36 UTI con orari di visita limitati (<4,5 ore al giorno) in Brasile.
  • Le UTI sono state suddivise in due gruppi: orario di vista flessibile (fino a 12 ore al giorno) con supporto educativo ai familiari (n=837 pazienti, 652 familiari e 435 clinici) o orario di visita ristretto (mediana 1,5 ore al giorno; n=848 pazienti, 643 familiari e 391 clinici).
  • In totale, 19 UTI hanno iniziato lo studio con orario flessibile e 17 con orario ristretto.
  • L’esito primario era l’incidenza di delirio durante la permanenza in UTI, valutata attraverso il metodo CAM-ICU.
  • Gli esiti secondari includevano infezioni contratte in UTI; sintomi di ansia e depressione valutati con HADS per i familiari e burnout per lo staff delle UTI (Maslach Burnout Inventory).
  • Fonte di finanziamento: Brazilian Ministry of Health.

Risultati principali

  • Tra le persone arruolate, il 100% dei pazienti, l’81,8% dei familiari e l’89,2% dei clinici ha completato lo studio.
  • La durata media delle visite è risultata significativamente più lunga con l’orario flessibile (4,8 vs 1,4 ore; differenza aggiustata 3,4 ore; P<0,001).
  • Per quanto riguarda l’incidenza di delirio, non sono state osservate differenze significative tra l’organizzazione delle visite flessibile o ristretta (18,9% vs 20,1%; differenza aggiustata -1,7%; P=0,44).
  • Tra 9 esiti secondari pre-specificati, 6 non hanno mostrato differenze significative tra i due tipi di orario di visita, incluse le infezioni contratte in reparto (3,7% vs 4,5%; differenza aggiustata -0,8%; P=0,38) e il burnout dello staff (22% vs 24,8%; differenza aggiustata -3,8%; P=0,36).
  • Tra i familiari sono stati osservati punteggi mediani di ansia (6,0 vs 7,0; differenza aggiustata -1,6; P<0,001) e depressione (4,0 vs 5,0; differenza aggiustata -1,2; P=0,003) migliori con l’orario flessibile.

Limiti dello studio

  • Il campione di studio è rappresentantivo solo di un paese a medio reddito.
  • Non è possibile escludere bias di arruolamento, né il rischio di un effetto carryover tra le due fasi dello studio.
  • Non sono stati valutati gli esiti a lungo termine della flessibilità degli orari.

Perché è importante

  • Alcune linee guida raccomandano un orario di vista flessibile nelle UTI, nell’ottica di mettere al centro il paziente e la famiglia e di ridurre l’incidenza di delirio e stress.