L’ictus influenza la mortalità a lungo termine nei giovani adulti


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In giovani pazienti olandesi di età compresa tra 18 e 49 anni e sopravvissuti per 30 giorni dopo un primo ictus, il rischio di mortalità rispetto alla popolazione generale è rimasto più elevato fino a 15 anni dopo l’episodio.

Descrizione dello studio

  • Nello studio olandese sono stati coinvolti 15.527 pazienti di età compresa tra 18 e 49 anni che erano andati incontro a un primo ictus tra il 1998 e il 2010 e sono stati seguiti fino all’inizio del 2017.
  • Pazienti ed esiti sono stati identificati attraverso il legame tra il registro nazionale delle dimissioni ospedaliere, il registro nazionale delle cause di morte e il registro di popolazione olandese
  • È stato preso in considerazione il primo ictus presentatosi nella fascia di età 18-49 anni, documentato attraverso l’International Classification of Diseases, 9 Revisione, e la International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, 10 Revisione, mediante i codici per ictus ischemico, emorragia intracerebrale e ictus non meglio specificato.
  • L’esito primario era la mortalità cumulativa nei sopravvissuti a 30 giorni al termine del follow-up, stratificati per età, sesso e tipo di ictus e confrontata con la mortalità cumulativa per tutte le cause nella popolazione generale.

Risultati principali

  • Nello studio sono stati coinvolti 15.527 pazienti con ictus (età mediana: 44 anni).
  • Al termine del follow-up, si sono manifestati 3.540 decessi, inclusi 1.776 entro 30 giorni dopo l’ictus e 1.764 (23,2%) durante una durata mediana del follow-up pari a 9,3 anni.
  • La mortalità a 15 anni per i sopravvissuti a 30 giorni dall’ictus è stata del 17,0%.
  • Il tasso standardizzato di mortalità rispetto alla popolazione generale è stato di 5,1 per ictus ischemico (tasso osservato 12,0/1.000 anni-persona; tasso atteso 2,4/1.000 anni-persona; tasso di eccesso 9,6/1.000 anni-persona) e di 8,4 per emorragia intracerebrale (tasso osservato 18,7/1.000 anni-persona; tasso atteso 2,2/1.000 anni-persona; tasso di eccesso 16,4/1.000 anni-persona).

Limiti dello studio

  • Non è stato possibile tenere in considerazione nelle analisi una serie di fattori confondenti e le comorbilità sono state valutate solo con il Charlson Comorbidity Index.
  • L’incidenza di ictus potrebbe essere sottostimata.
  • Il rischio di mortalità potrebbe non riflettere l’attuale gestione dell’ictus.

Perché è importante

  • L’ictus rappresenta una delle principali cause di morte nel mondo e circa il 10-15% dei casi si verifica in pazienti di età compresa tra 18 e 49 anni.
  • I dati sul legame tra ictus e mortalità a lungo termine in questa popolazione di giovani adulti sono scarsi.
  • Conoscere il legame tra ictus e mortalità a lungo termine nei giovani adulti permetterebbe di mettere in campo strategie mirate di follow-up.