L'esperto, da studio su sclerosi multipla nuovi potenziali bersagli


  • Adnkronos Salute
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Milano, 19 ott. (AdnKronos Salute) - Il maxi studio internazionale ad alta presenza di scienziati italiani che ha permesso di identificare nuove varianti di rischio genetico per la sclerosi multipla "rappresenta un ulteriore passo in avanti nell'individuazione dei meccanismi molecolari alla base della malattia, e fornisce nuovi potenziali target terapeutici per curarla". Filippo Martinelli Boneschi, professore di Neurologia nel Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell'università degli Studi di Milano, è uno dei ricercatori tricolore che ha coordinato nel Belpaese il lavoro dell'International Multiple Sclerosis Genetics Consortium (Imsgc) pubblicato sulla rivista 'Cell', e all'AdnKronos Salute spiega la portata della scoperta messa a segno dalla collaborazione internazionale che lo ha visto in prima linea con l'ateneo milanese, l'università del Piemonte Orientale, insieme all'Irccs ospedale San Raffaele di Milano.

"Questo studio internazionale, al quale l'Italia ha dato un importante contributo, ha permesso di individuare, attraverso la tipizzazione genetica di 68 mila persone affette da sclerosi multipla e controlli sani, 7 varianti rare associate al rischio di malattia in grado di alterare la sequenza proteica di 6 geni coinvolti nel controllo del sistema immunitario, confermando che la sclerosi multipla è causata da una alterazione del sistema immunitario", chiarisce lo scienziato che è referente universitario dell'Unità di ricerca di sclerosi multipla dell'Irccs Policlinico San Donato.

Martinelli Boneschi è nel gruppo strategico dell'Imsgc con l'altra ricercatrice che ha coordinato insieme a lui la ricerca in Italia, Sandra D'Alfonso dell'ateneo piemontese, e con Federica Esposito del San Raffaele. Il consorzio internazionale è al lavoro sulle basi genetiche della sclerosi multipla dal 2003. "I risultati dello studio - conclude il cervello italiano - sono un ulteriore esempio dell'importanza della medicina traslazionale, 'from benchside to bedside', ossia dal laboratorio al letto del paziente, che prevede una stretta collaborazione fra clinici e ricercatori di base".