L'eredità che accende la ricerca, lasciti solidali in crescita


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Milano, 1 ott. (AdnKronos Salute) - Trasformare la parola fine in un inizio. E' con questo spirito che migliaia di italiani ogni anno scelgono di scrivere un 'testamento solidale' e di destinare il proprio patrimonio o parte dei propri beni ad associazioni, fondazioni, enti che portano avanti cause sociali, scientifiche e umanitarie. Un gesto "non di morte, ma di vita", lo definisce all'AdnKronos Salute Ferdinando Ricci, referente Lasciti della Fondazione Umberto Veronesi, realtà che per esempio con questi fondi accende il lavoro di giovani scienziati e che negli anni ha visto una crescita significativa di questa forma di dono.

Trend prospettato anche dalle stime per i prossimi anni, contenute in uno studio dell'Osservatorio Fondazione Cariplo: entro il 2030 - secondo le proiezioni che prendono in considerazione un arco di 15 anni - oltre 48 mila famiglie lombarde (circa 420 mila in Italia) potrebbero optare per il lascito solidale. E il valore di queste donazioni potrebbe raggiungere quota 12 miliardi di (130 miliardi in tutto il Paese).

Dietro i numeri ci sono storie speciali. Quelle di chi dona, come Marta (nome di fantasia), e di chi riceve, per esempio ricercatori che anche grazie alle entrate derivanti dai lasciti vengono sostenuti da realtà come la Fondazione Veronesi. Marta l'ha scritto nero su bianco: ha espresso le sue volontà in un testamento, racconta, "prevedendo la donazione di una parte" dei suoi beni, "in accordo con il marito e i figli", alla ricerca sul cancro. I tumori le hanno strappato le persone più care e lei ha stabilito che darà una mano a chi in laboratorio affila le armi contro la malattia. "Ho deciso - spiega - dopo aver perso mio fratello al quale ero molto legata. Insieme avevamo affrontato anche la malattia di nostra madre, mancata 20 anni fa per un cancro al fegato". Come lei, tanti altri hanno scelto il lascito solidale.

"E' una fonte sempre più importante di fondi - conferma Ricci - Stiamo vedendo una crescita che negli ultimi 3 anni si è aggirata per noi intorno al 60%. I lasciti solidali hanno rappresentato circa il 20% del nostro fatturato e hanno superato i 20 milioni di euro dall'inizio delle attività della Fondazione, nel 2003. In questo lasso di tempo, più o meno a partire dal 2005, ne abbiamo ricevuti all'incirca un centinaio". Donazioni piccole e grandi: "Da poche migliaia di euro a cifre consistenti e situazioni in cui, oltre ai fondi, vengono lasciati appartamenti e beni immobili che permettono una valorizzazione più ampia", elenca Ricci che vede il lascito solidale come "una delle forme di donazione più belle". Perché "è un regalo, ma anche una scommessa a favore delle generazioni future. Un proseguimento che va oltre la morte".

In questo 'cerchio della vita' si gioca infatti una staffetta ideale, e a ricevere il testimone sono nel caso specifico i giovani ricercatori. "Noi investiamo i lasciti solidali in attività scientifica - spiega Ricci - attraverso borse di ricerca a ragazzi con una certa esperienza che si sono già lasciati alle spalle scuola di specializzazione o dottorato. Età media: 37-38 anni". I fondi vengono destinati "per circa l'80% alla ricerca oncologica e per il restante 20% a quella sulle malattie cardiovascolari e neurodegenerative. Molto spesso - chiarisce l'esperto - sono gli stessi testatori che ci indicano all'interno del lascito l'ambito scientifico su cui vorrebbero venisse valorizzata la loro donazione. Spesso per esempio è l'oncologia pediatrica. Noi esaudiamo la loro volontà e andiamo a identificare un'attività di ricerca da sostenere in quello specifico campo". Ed è così che la Fondazione ha trasformato i lasciti solidali ricevuti in linfa che ha nutrito, stima Ricci, "più di 350 borse (di un valore che è cresciuto fino agli attuali 30 mila euro, ndr) per altrettanti ricercatori e circa 10 progetti di ricerca".

Marta spiega perché ha scelto la scienza come beneficiario del suo testamento solidale: "L'ho fatto perché credo nella ricerca medico-scientifica e sono convinta che solo attraverso lo studio costante di questa complessa patologia", il cancro, "si potranno trovare nuove cure e alleviare la sofferenza di tanti malati e delle loro famiglie". Famiglie come la sua. "Posso dire in prima persona di aver conosciuto da vicino la malattia e tutta la sua sofferenza, ma anche la competenza dei medici che ci hanno seguiti e quanti traguardi abbia raggiunto oggi la ricerca, così come quelli ancora da raggiungere".

Il lascito solidale, celebrato anche con una Giornata (il 13 settembre scorso), è stato al centro di un incontro pubblico a Milano promosso da Fondazione Veronesi e Consiglio nazionale del notariato, sugli strumenti per tutelare le volontà individuali in vita e oltre la vita. "Abbiamo unito due concetti, testamento biologico e lasciti solidali - precisa l'esperto - perché entrambi hanno a che fare con la libertà della persona". E con la fiducia. "Una curiosità è che molto spesso il lascito è un legato: oltre a noi, come destinatario c'è un altro ente del no profit che può essere una piccola associazione o una grande organizzazione - dice Ricci - Quindi la sensibilità del testatore è di valorizzare al massimo i propri averi destinandoli a più cause contemporaneamente".

Donano un po' da tutta Italia, uomini e donne, "un po' più queste ultime, ma senza grandi differenze" fra i due sessi. "Il testamento solidale - sottolinea il referente della Fondazione Veronesi - è una forma di dono al no-profit facile da realizzare e non è, come si pensa, appannaggio di grandi patrimoni. Ci sono piccole tecnicità su come redigerlo e i notai hanno grande capacità di comunicazione su questo, oltre a prevedere tariffe calmierate".

Sull'altro fronte ci sono i giovani cervelli, il cui lavoro viene 'nutrito' dalla solidarietà degli italiani. Federica Raggi, classe 1984, di Tortona (Alessandria), per esempio è titolare di una borsa di studio della Fondazione Veronesi (sotto il progetto 'Gold for Kids') e all'Istituto pediatrico Giannina Gaslini di Genova sta portando avanti lo studio di biopsie liquide nel neuroblastoma ad alto rischio. Questa neoplasia è il più comune tumore pediatrico extracranico, fatale per il 50% dei pazienti ad alto rischio, nonostante il ricorso a terapie aggressive. E' per questo che "l'impegno è per identificare marcatori precoci della progressione tumorale e della risposta alla terapia, per migliorare e personalizzare il trattamento", spiega la ricercatrice, mamma di una bimba di un anno.

"I finanziamenti che arrivano da fondazioni e associazioni, e le donazioni che li alimentano, sono vitali - ragiona la scienziata - Purtroppo la ricerca non è molto aiutata e sostenuta. Le fondazioni hanno un ruolo importante perché oltre a darci contributo economico si impegnano anche attraverso la divulgazione scientifica".

Federica è precaria e spiega: "Per noi è una continua ricerca di fondi, facciamo domanda per i grant, cerchiamo sostegno all'esterno. Il nostro lavoro dipende tanto da questo, e dalla passione e dalla motivazione che ti portano ad andare avanti. Ci sono anche momenti di frustrazione, quando risultati che non ti aspetti ti costringono a rivedere tutto. Bisogna essere consapevoli che anche gli errori sono una risorsa da cui partire, uno sprone, e che bisogna essere umili e al servizio della ricerca". In un Irccs pediatrico, poi, "c'è anche un aspetto emotivo molto forte nel lavorare con bambini piccoli che ricevono diagnosi sfavorevoli".

Il progetto per il quale Raggi ha preso la borsa di studio è partito ad aprile 2018, al rientro dalla sua maternità, e durerà un anno. La possibilità di identificare materiale tumorale nel sangue periferico apre nuove frontiere per il monitoraggio non invasivo e in tempo reale del singolo paziente. La ricercatrice punta a studiare prima e dopo la chemio il contenuto proteico degli esosomi, vescicole che i tumori rilasciano nel sangue, contenenti Dna, Rna e proteine, un prezioso indicatore del loro stato. Nel Laboratorio di biologia molecolare dove conduce i suoi studi, "non c'è il singolo individuo - tiene a puntualizzare - ma un team di persone. E anche noi abbiamo un'eredità da portare avanti: quello a cui lavoriamo è parte integrante di un progetto più grande, ideato da Luigi Varese", lo scienziato che dirigeva il laboratorio, "morto a dicembre 2017".