L-dopa non modifica l’evoluzione della malattia di Parkinson


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Messaggi chiave

  • In base ai risultati dello studio LEAP, L-dopa non è in grado di modificare la progressione della malattia di Parkinson.
  • Nei pazienti trattati più precocemente dall’esordio, dopo 80 settimane, non si è osservato un rallentamento nell’evoluzione della malattia.

Descrizione dello studio

  • Sono stati inclusi nel trial multicentrico randomizzato e controllato in doppio cieco 445 pazienti con malattia di Parkinson in fase precoce, assegnati (n=222) a ricevere L-dopa (100mgx3) e carbidopa (25mgx3) (trattamento precoce, TP) per 80 settimane oppure (n=223) placebo per 40 settimane e poi L-dopa e carbidopa per altre 40 (trattamento ritardato, TR).
  • Outcome primario: differenza tra i due gruppi nel cambiamento medio dalla baseline a 80 settimane del punteggio totale UPDRS (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale, range 0 -176, da meno a più grave).   
  • Outcome secondario: progressione dei sintomi tra 4 e 40 settimane e non inferiorità del trattamento precoce.
  • Fonte del finanziamento: organizzazioni pubbliche olandesi per la ricerca e associazioni di pazienti.

 

Risultati principali

  • Cambiamento medio UPDRS dalla baseline a 80 settimane gruppo TP= -1,0 ± 13,1 e gruppo TR= -2,0±13,0 (differenza 1 punto, P=0,44).
  • Non sono state osservate differenze significative nella progressione dei sintomi nel periodo che contrapponeva L-dopa e placebo (4-40 settimane), né nel periodo successivo.
  • Anche l’incidenza di discinesie e fluttuazioni motorie è stata sovrapponibile nei due gruppi.

 

Perché è importante

  • Prima di questo studio erano emersi risultati contrastanti che potevano far pensare a un effetto positivo sui sintomi della somministrazione precoce di L-dopa, nonostante esiti apparentemente sfavorevoli alle tecniche di neuroimaging.
  • È importante definire al meglio il timing preferibile di somministrazione del farmaco per ottenerne il massimo dei vantaggi riducendo il rischio di discinesie.