L’apnea notturna influenza il rischio cardiovascolare dopo chirurgia non cardiaca


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • In soggetti adulti a rischio che si sottopongono a chirurgia maggiore non cardiaca, la presenza di apnea ostruttiva del sonno (OSA) non riconosciuta e grave si associa a un aumento del rischio di complicanze cardiovascolari (CV) a 30 giorni dall’intervento.
  • Servono studi per capire quali strategie possano migliorare gli esiti.

Descrizione dello studio

  • Lo studio prospettico di coorte ha coinvolto adulti a rischio senza precedente diagnosi di OSA, sottoposti a chirurgia maggiore non cardiaca in 8 centri di 5 paesi.
  • Il monitoraggio post-operatorio ha incluso pulsiossimetria notturna e misurazione delle concentrazioni di troponina cardiaca.
  • La OSA è stata classificata come lieve (respiratory event index [REI] 5-14,9 eventi/ora), moderata (REI 15-30) e grave (REI >30) sulla base di un monitoraggio pre-operatorio del sonno.
  • L’esito primario era un composito di danno miocardico, decesso cardiaco, scompenso cardiaco, tromboembolia, fibrillazione atriale e ictus entro 30 giorni dall’intervento chirurgico.
  • L’associazione tra OSA e complicazioni CV post-operatorie è stata determinata attraverso analisi a rischi proporzionali.
  • Fonte di finanziamento: tra gli altri Health and Medical Research Fund Hong Kong, University Health Network Foundation (Ontario, Canada).

Risultati principali

  • Nell’analisi sono stati inclusi 1.218 pazienti (età media 67 anni; 40,2% donne).
  • A 30 giorni dall’intervento sono stati osservati per l’esito primario tassi pari a 30,1% per pazienti con OSA grave, a 22,1% per OSA moderata, a 19,0% per OSA lieve e a 14,2% in assenza di OSA.
  • La presenza di OSA è stata associata a un maggior rischio di andare incontro all’esito primario (hazard ratio aggiustato [HRa] 1,49; P=0,01).
  • L’associazione è risultata significativa solo per i pazienti con OSA grave (HRa 2,23; P=0,001) e non per quelli con OSA moderata o lieve (HRa 1,47 con P=0,07 e HRa 1,36 con P=0,08; rispettivamente) (P=0,01 per l’interazione).
  • Rispetto ai pazienti senza complicazioni CV, in quelli con tali complicazioni la durata media cumulativa di desaturazione ossiemoglobinica inferiore a 80% nelle prime tre notti post-operatorie è risultata maggiore (23,1 minuti e 10,2 minuti, rispettivamente) (P
  • Non sono emersi effetti di interazione significativa con il tipo di anestesia, l’uso post-operatorio di oppiacei e una ossigenoterapia supplementare.

Limiti dello studio

  • Non sono stati effettuati elettrocardiogrammi negli studi pre-operatori sul sonno.
  • La gestione peri-operatoria non era controllata.
  • I risultati non possono essere ritenuti validi per procedure ambulatoriali o interventi di chirurgia minore.

Perché è importante

  • La OSA è il più comune disturbo respiratorio del sonno e porta a un aumento del rischio CV nella popolazione generale.
  • Gli anestetici, i sedativi e gli analgesici post-operatori potrebbero esacerbare gli episodi di OSA e portare a incrementi del rischio CV.
  • I dati relativi all’impatto della OSA sugli esiti CV post-operatori sono contrastanti.
  • Chiarire questa associazione potrebbe risolvere anche alcune diatribe medico-legali che sorgono dopo gli interventi.