L’angiografia coronarica può indurre tireotossicosi nei pazienti con cardiopatia ischemica


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Messaggi chiave

  • La percentuale di pazienti ipertiroidei è passata dal 7,2 al 10% dopo angiografia coronarica con mezzo di contrasto iodato (MCI).
  • La presenza di noduli tiroidei è risultata il più importante fattore predittivo di tireotossicosi.
  • A distanza di 1-3 mesi dalla somministrazione di un MCI sarebbe utile monitorare la funzionalità della tiroide per identificare i casi di prolungata tireotossicosi che richiedono un trattamento farmacologico.

 

Descrizione dello studio

  • Sono stati arruolati 810 pazienti consecutivi sottoposti ad angiografia coronarica per cardiopatia ischemica.
  • Sono stati motivo di esclusione una malattia della tiroide nota o il trattamento con farmaci che influenzano l’attività tiroidea.
  • La funzionalità tiroidea è stata misurata alla baseline e dopo un mese in tutti i pazienti e monitorata per un anno nei pazienti che avevano mostrato un’iperfunzione.

 

Risultati principali

  • Il 6,25% dei pazienti che non erano ipertiroidei alla baseline è andato incontro a un ipertiroidismo transiente dopo somministrazione di MCI.
  • Sono risultati fattori predittivi positivi di tireotossicosi dopo MCI la presenza di noduli tiroidei (OR 4,0; IC 95% 2,4-6,6), il sesso maschile (OR 2,8; IC 95% 1,4-5,5), l'età >60 anni (OR 2,0; IC 95% 1,1-4,0), la familiarità per malattie della tiroide (OR 2,4; IC 95% 1,4-4,4), i livelli di fT4 (OR 1,1; IC 95% 1,0-1,2). Al contrario il diabete è un fattore predittivo negativo (OR 0,53; IC 95% 0,3-0,9).
  • Il 14,8% dei pazienti è rimasto ipertiroideo anche a distanza di tre mesi, e in alcuni casi è stato necessario iniziare la terapia con metimazolo.

 

Perché è importante

  • L’impatto clinico della tireotossicosi indotta da iodio non va sottovalutato, specialmente nelle aree a basso consumo di iodio, come è il caso del Piemonte.