L’American Cancer Society discute le proprie posizioni in materia di screening


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Il documento prodotto annualmente dall’American Cancer Society (ACS) tiene conto degli ultimi dati disponibili e fornisce consigli per i casi in cui non è possibile fornire raccomandazioni.

 

Cancro del seno

Le raccomandazioni per le donne con rischio medio di sviluppare la malattia sono state aggiornate nel 2015 e non sono cambiate. Il documento del 2019 sottolinea l’importanza degli screening nella fascia di età tra i 45 e i 54 anni e nella fascia tra i 40 e 44 per le donne che decidono di aderire a protocolli di screening precoce.

La società scientifica statunitense propone approcci particolarmente aggressivi sul piano della prevenzione, e insiste per un esordio precoce dei controlli, contrariamente alle linee guida europee (per esempio quelle di ESMO) e alle raccomandazioni del ministero della Salute italiano, che suggeriscono di iniziare a 50 anni.

L’ACS ritiene che lo screening precoce favorisca l’identificazione di forme meno avanzate di cancro del seno e che abbia quindi un impatto sulla qualità di vita anche quando non si vedono benefici in termini di sopravvivenza.

Anche l’età dell’interruzione dello screening non viene stabilita con certezza (mentre in Europa si suggerisce di interrompere a 70 anni) ma si menziona il fatto che, in alcune donne, lo screening può essere utile anche fino a i 75 anni e oltre, specie se si tiene conto anche delle comorbidità e dello stato funzionale della paziente.

Le raccomandazioni per le donne ad alto rischio suggeriscono di iniziare lo screening anche a 35 anni, dopo valutazione del rischio personalizzata

 

Cancro della cervice uterina

Le linee guida confermano che lo screening è efficace tra i 21 e i 65 anni di età in caso di rischio medio. Sotto i 21 anni lo screening non è raccomandato indipendentemente dall’anamnesi sessuale.

Le donne con cellule squamose atipiche di significato indeterminato e negative per HPV possono ripetere lo screening ogni tre anni.

 

Cancro del colon-retto

Secondo i dati statunitensi, il cancro del colon-retto è in diminuzione tra gli over50, così come la mortalità e ciò si dovrebbe prevalentemente allo screening.

L’ACS raccomanda però di cominciare a testare i pazienti dai 45 anni (contro i 50 delle raccomandazioni Europee e ministeriali) e di non privilegiare uno strumento rispetto all’altro, ma di valutare a livello individuale se è preferibile una semplice ricerca del sangue occulto fecale, una colonscopia o una TC addominale.

 

Cancro della prostata

Il documento di fatto cancella le precedenti raccomandazioni in materia di screening di popolazione, affermando che eventuali test (dal PSA all’ecografia prostatica transrettale) vanno eseguiti solo dopo colloqui individuali con i pazienti per la valutazione del rischio e in presenza di una sintomatologia significativa, a partire dai 50 anni.

Secondo l’ACS, si possono proporre i testare sin dai 40 anni solo in caso di elevato rischio individuale (storia familiare di diagnosi di cancro prostatico multiple prime dei 65 anni).

 

Cancro del polmone

L’ACS sostiene fortemente la necessità di uno screening in coloro che hanno una storia di fumo superiore ai 30 pacchetti l’anno, in coloro che continuano a fumare o che hanno smesso da meno di 15 anni.

Per contenere le critiche di fronte a una raccomandazione che è sembrata a molti medici eccessivamente precoce rispetto alla solidità delle prove di efficacia, la revisione del 2019 specifica che lo screening deve essere effettuato con TC spirale a basso dosaggio e che deve essere combinato a una presa in carico della dipendenza da fumo, con appropriati interventi a sostegno della disassuefazione.

Inoltre le linee guida enfatizzano il ruolo dell’astensione dal fumo, che sarebbe un elemento essenziale per decidere di inserire un paziente all’interno di un protocollo di screening, poiché quest’ultimo non è un sostituto della cessazione dal fumo.