L’aggiunta di semaglutide migliora il controllo glicemico nei pazienti in cura con SGLT-2 inibitori


  • Elena Riboldi — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • In pazienti che nonostante il trattamento con un SGLT-2 inibitore mal controllano il diabete di tipo 2, l’aggiunta di una dose settimanale di semaglutide migliora significativamente il controllo glicemico.
  • Il trattamento con semaglutide porta a una riduzione del peso corporeo significativamente maggiore rispetto a quella osservata col placebo.
  • Il trattamento concomitante con i due antidiabetici è generalmente ben tollerato.

 

Descrizione dello studio

  • Lo studio multicentrico, in doppio-cieco, SUSTAIN 9 ha arruolato 302 pazienti adulti con diabete di tipo 2 (T2D) e valori di HbA1c pari a 7,0-10,0% nonostante un trattamento di almeno 90 giorni con un SGLT-2 inibitore.
  • I pazienti sono stati randomizzati a ricevere un’iniezione sottocute di semaglutide (1,0 mg finale dopo un incremento graduale della dose: 0,25 mg per 4 settimane poi 0,5 mg per 4 settimane) o un volume equivalente di placebo una volta alla settimana per 30 settimane.
  • Le terapie antidiabetiche già in corso, incluso l’SGLT-2 inibitore, sono state mantenute.
  • Un’eventuale terapia di salvataggio era accettabile a discrezione dello sperimentatore, per pazienti che rispondevano a precisi criteri.
  • L’esito primario era la variazione del valore di HbA1c alla settimana 30 rispetto alla baseline, l’esito secondario era la variazione nel peso corporeo.
  • La sicurezza del trattamento è stata valutata nei pazienti che avevano ricevuto almeno una dose (n=301).
  • Fonte di finanziamento: Novo Nordisk.

 

Risultati principali

  • Il 97,4% dei pazienti ha completato lo studio, l’88,4% ha completato il trattamento (16 pazienti hanno interrotto il trattamento per eventi avversi gravi, di cui 13 nel gruppo semaglutide).
  • Oltre a semaglutide/placebo e SGLT-2 inibitore, il 71,5% dei pazienti assumeva metformina e il 12,9% assumeva sulfonilurea.
  • La riduzione nel valore di emoglobina glicata era superiore nel gruppo trattato con semaglutide (differenza -1,42%; IC 95% da -1,61 a -1,24%; P
  • I pazienti trattati con semaglutide avevano perso più peso rispetto ai controlli (differenza -3,81 kg; IC 95% da -4,70 a -2,93 kg; P
  • 356 eventi avversi sono stati riportati da 104 (69,3%) pazienti nel gruppo semaglutide e 247 eventi avversi sono stati riportati da 91 (60,3%) pazienti nel gruppo placebo.
  • Gli eventi avversi più comuni erano gastrointestinali (37,3% nel gruppo semaglutide e 13,2% nel gruppo placebo).
  • Eventi avversi gravi si sono verificati in 7 (4,7%) pazienti nel gruppo semaglutide e in 6 (4,0%) pazienti nel gruppo placebo; non si sono verificati decessi.
  • Eventi ipoglicemici gravi hanno interessato 4 (2,7%) pazienti nel gruppo semaglutide.

 

Limiti dello studio

  • Il follow-up si è limitato a 30 settimane.

 

Perché è importante

  • Sono pochi gli studi che hanno testato l’uso concomitante di agonisti del recettore GLP-1 (alla cui classe appartiene la semaglutide) e SGLT-2 inibitori.
  • Lo studio mostra che l’uso concomitante delle due classi di antidiabetici, che hanno meccanismi di azione distinti, migliora il controllo glicemico e promuove la perdita di peso.
  • L’aggiunta di semaglutide appare un’opzione tollerata ed efficace nei pazienti che non hanno raggiunto gli obiettivi terapeutici nonostante il trattamento con un SGLT-2 inibitore.