L’entusiasmo per la neurostimolazione spinale è maggiore del dovuto?

  • Elena Riboldi
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • I pazienti con dolore cronico trattati con la neurostimolazione spinale a due anni dall’impianto del dispositivo non fanno meno uso di oppioidi e ricorso a terapia antalgica non farmacologica di quelli gestiti con la terapia medica convenzionale.
  • La neurostimolazione spinale si associa a costi più elevati e si accompagna frequentemente a complicanze legate al trattamento.

La neurostimolazione spinale (NSS) o neurostimolazione midollare ha guadagnato rapidamente consenso per il trattamento del dolore cronico: nei soli Stati Uniti ogni anno vengono impiantati circa 50.000 neurostimolatori per una spesa di circa 3,5 miliardi di dollari. A dispetto dell’entusiasmo con cui questa pratica è stata implementata le evidenze sul fatto che sia superiore alle cure standard, inclusa la gestione medica tradizionale, scarseggiano. Uno studio dell’Università della California di San Francisco (UCSF) mostra che anche nei primi anni di utilizzo, in cui sono attesi i benefici maggiori, la NNS non è superiore alla gestione medica per quanto riguarda la necessità di ricorrere a terapie antalgiche farmacologiche e non. La NSS, inoltre, si associa a costi elevati e complicanze frequenti.

Lo studio retrospettivo, basato su dati amministrativi, ha confrontato due gruppi di pazienti con dolore cronico, uno sottoposto a impianto di neurostimolatore spinale e uno gestito con le cure mediche standard; i gruppi sono stati bilanciati utilizzando il metodo del propensity score matching. La gestione medica tradizionale includeva l’uso di antidolorifici, la chirurgia spinale, l’ablazione con radiofrequenza, le iniezioni di corticosteroidi e terapie conservative non farmacologiche come la fisioterapia e l’agopuntura.

Nei primi due anni la NNS non si associava a una riduzione nell’uso di oppioidi, nelle iniezioni di antidolorifici o nel ricorso alla neurolisi con radiofrequenza e alla chirurgia della colonna vertebrale. Circa un quinto dei pazienti ha sperimentato problemi con il neurostimolatore che hanno richiesto la revisione o la rimozione del dispositivo. Nel primo anno le spese per l’assistenza sanitaria ai pazienti trattati con NSS hanno superato di quasi 40.000 dollari quelle sostenute per i pazienti dell’altro gruppo; nel secondo anno i costi erano invece simili nei due gruppi.

Gli autori dello studio sottolineano che gli studi di efficacia delle terapie contro il dolore spesso si basano su variazioni nei punteggi sulla scala del dolore o sull’uso di antidolorifici, misure inadeguate per mettere in luce i benefici clinici che andrebbero invece valutati con misure funzionali. “Gli studi randomizzati in doppio cieco più recenti hanno riportato queste misure aggiuntive e si è scoperto che forniscono una visione più approfondita della terapia con neurostimolazione spinale rispetto ai punteggi sulle scale visuoanalogiche o l’uso di farmaci da soli – scrivono in un editoriale due esperti dell’UCSF non coinvolti nello studio, Prasad Shirvalkar e Lawrence Poree – Tuttavia, anche questi trial sono stati fatti da ricercatori con legami finanziari con l’industria, un potenziale fattore confondente. L’articolo di Dhruva e colleghi è un raro studio relativamente libero da conflitti di interesse. Crediamo che aiuterà a mitigare l’eccessivo entusiasmo per la neurostimolazione spinale come panacea per le sindromi da dolore cronico e a chiarire i bias dell’hype cycle [“ciclo dell’esagerazione”, un modello che illustra le fasi che accompagnano l’introduzione di un’innovazione tecnologica, caratterizzato da un picco di aspettative iniziali seguito da una fase di disillusione] che potrebbe essere alimentato dai conflitti di interesse delle industrie”.