Iss, al Sud più alta mortalità bebé prima di parto o entro settimana


  • Adnkronos Sanità
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Roma, 23 gen. (Adnkronos Salute) - Rimane ancora alto il numero di bambini morti prima di nascere o entro la prima settimana di vita in Italia, dove si registrano anche grandi differenze regionali con un mortalità maggiore al Sud. Ogni 1000 bambini nati si registrano 4 morti in Sicilia, 3,5 in Lombardia e 2,9 in Toscana. Sono i primi risultati del progetto 'Spitoss', che si è concluso dopo tre anni di lavoro e che ha coinvolto le tre regioni italiane, i cui dati sono stati presentati oggi in convegno, a Roma, all'Istituto superiore di Sanità. Il progetto è coordinato dall’Iss e finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute.

Rispetto alla mortalità materna, quella perinatale è di gran lunga più frequente: 1800 morti contro 40 morti materne per anno, riferisce una nota dell'Iss. I dati raccolti dal 2017 al 2019 confermano il tasso di mortalità perinatale riferito dall'Istat: circa 4 decessi ogni 1000 nati, valore che ci colloca in linea con Paesi, come la Francia e il Regno Unito, che hanno sistemi socio-sanitari analoghi al nostro. Tra le condizioni legate ad un rischio maggiore di morte perinatale figurano: la cittadinanza straniera, la gravidanza multipla e il parto prima di 32 settimane di gestazione.

Le morti avvenute durante il travaglio e il parto, in oltre la metà dei casi, sono attribuibili a eventi acuti come il distacco della placenta. Tra le morti avvenute dopo la nascita, una su cinque è legata ad analoghi eventi acuti intrapartum, ma le cause più frequenti delle morti neonatali entro i primi 7 giorni di vita sono i disturbi respiratori e cardiovascolari del neonato, seguiti, per frequenza, dalle infezioni e dalle malformazioni congenite. "Questa sorveglianza pilota - dice Serena Donati, direttore del reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell'Iss e responsabile scientifico del progetto - è nata con l’obiettivo di raccogliere i dati necessari a identificare e monitorare i casi di morte perinatale e per descriverne le cause e i fattori di rischio al fine di migliorare la qualità dell’assistenza alla madre e al neonato e contribuire a ridurre le morti perinatali evitabili".

Nelle tre regioni partecipanti al progetto pilota - Lombardia, Toscana e Sicilia - è stata costruita una rete di referenti che coinvolge tutti i presidi sanitari dove nascono o vengono assistiti i neonati in modo da garantire la segnalazione di ogni nuovo caso di morte perinatale. La sorveglianza ha raccolto informazioni sulle caratteristiche dei 138 presidi sanitari dotati di unità di ostetricia, neonatologia o terapia intensiva neonatale nelle tre Regioni partecipanti. Il numero di parti assistiti per punto nascita varia per Regione, ma tutti i presidi rispettano gli standard di qualità e sicurezza richiesti dal ministero della Salute tra cui la presenza continua di un ginecologo, un pediatra/neonatologo, un anestesista e un’ostetrica.

Dall'indagine emerge inoltre che in Sicilia la percentuale di parti cesarei eseguito arriva al 69%, superando di gran lunga il 35% della media nazionale, decisamente più bassa invece in Toscana (13%) e Lombardia (10%).

Il principale problema rilevato nella rete dei presidi coinvolti riguarda il percorso assistenziale offerto alle donne con gravidanza a rischio, che risultano partorire ancora troppo spesso in ospedali non attrezzati per fronteggiare eventuali complicazioni materne o neonatali. Un esempio riguarda il parto estremamente pretermine - prima di 32 settimane di gestazione - che dovrebbe essere assistito esclusivamente in ospedali di II livello, in grado di fronteggiare eventuali complicazioni neonatali, mentre nel 25% delle morti perinatali segnalate risulta assistito in presidi di I livello. Indirizzare le donne con gravidanza a rischio al livello assistenziale appropriato rimane pertanto una criticità bisognosa di attenzione, avverte l'Iss.

E ancora: la rete del trasporto neonatale in emergenza è risultata talora inadeguata, in particolar modo nella regione Siciliana. Le autopsie e gli esami della placenta in caso di morte perinatale vengono richiesti meno spesso in Sicilia rispetto a Toscana e Lombardia. Per promuovere la richiesta degli esami anatomopatologici potrebbe essere utile una migliore informazione sugli aspetti normativi rivolta ai clinici e un appropriato counselling offerto a tutti i genitori che si trovano ad affrontare l’esperienza di un lutto perinatale. "Ai genitori va sempre offerto un colloquio – conclude Serena Donati - in un momento adatto e da parte di professionisti con competenze comunicative e relazionali per informarli che l’autopsia talvolta è l’unica opportunità per accertare o escludere un eventuale rischio di ricorrenza in successive gravidanze".