Intersindacale boccia proposte Regioni su carenza medici


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Roma, 1 ott. (AdnKronos Salute) - L’intersindacale medica, veterinaria e sanitaria "boccia i 16 punti, con qualche eccezione, del documento sulla carenza di medici specialisti che le Regioni presentano oggi al ministro della Salute. Un’ammucchiata di proposte, alcune palesemente indecenti, prive di una gerarchia di priorità ma tutte finalizzate a pagare il lavoro medico al massimo ribasso, proponendo per una diagnosi sostanzialmente corretta, una vera ammissione di colpa, terapie inappropriate o dannose", evidenziano i sindacati in una nota congiunta.

"Per tamponare il gran numero di pensionamenti previsti entro il 2025/26 e ridurre l’imbuto formativo che il prossimo anno intrappolerà circa 15.000 medici - affermano - c’è bisogno di almeno 12.000 contratti di formazione fino al 2023/2024, vista la necessità di garantire un adeguato turnover fino al 2026, anno dopo il quale la gobba pensionistica incomincerà rapidamente a deflettere. Il tutto richiede un finanziamento della sanità pubblica in crescita al di là dei 2 miliardi previsti dal vecchio Def". Ci vuole "un salto non solo culturale, ma economico e politico, che ci aspettiamo dal nuovo Governo a partire dalla legge di bilancio".

Fra i punti respinti al mittente, "'l’americanata' di ridurre la durata del corso di laurea in Medicina, un provvedimento che unito al continuo aumento dei flussi in entrata, alle invasioni di campo dei tribunali, al fiorire di università straniere produrrebbe una pletora medica di dimensioni critiche", denunciano le sigle, critiche anche per la proposta di "deroga all’orario di lavoro massimo, che significa colmare i vuoti di organico spremendo chi c’è e non assumendo i giovani, e l'idea balzana di ammettere ai concorsi specialisti tuttologi, per mandare un anatomopatologo in pronto soccorso a trattare infarti o un igienista nei reparti a curare bambini".

"Senza tralasciare - prosegue l'Intersindacale - l’inaccettabile tentativo di sdoganamento del lavoro medico al di fuori del Ccnl della dirigenza sanitaria attraverso la previsione di un rapporto di lavoro convenzionato. Di dubbia efficacia, poi, la modifica dell’età di pensionamento, anche se su base volontaria, per una popolazione ospedaliera che è la più vecchia del mondo e con le peggiori condizioni di lavoro del decennio". Per i sindacati della dirigenza Ssn, insomma, il documento delle Regioni presenta "più ombre che luci, in un quadro in cui l’incremento delle risorse per il personale è una foglia di fico che restituisce solo in parte il maltolto nel decennio".

"A legislazione vigente, l’unica soluzione possibile alla carenza di medici, veterinari e dirigenti sanitari specialisti è quella normata dalla Legge di Bilancio 2019 e dal Dl Calabria: l’apertura dei concorsi agli specializzandi del quarto e quinto anno, con inserimento in graduatorie separate da utilizzare, in caso di inesistenza o esaurimento di quelle degli specialisti, per l’attivazione di un percorso di formazione specialistica che prevede il training professionalizzante come dipendente e lo svolgimento nell’Università della parte teorica, con un contratto di lavoro-formazione. Manca solo un regolamento attuativo che crei condizioni attrattive per i giovani, specie retributive", ricorda l'Intersindacale.

"L’attuale disponibilità di 9.000 specializzandi del quarto e quinto anno, un numero quasi pari a quello dei medici non sostituiti nell’ultimo decennio, potrebbe mettere fine ai 'concorsi deserti'", evidenzia l'Intersindacale secondo cui "è necessario eliminare il tetto alla spesa per le assunzioni, privo di senso e punitivo per la sanità pubblica, specie nelle Regioni meridionali".