Infezioni urinarie ricorrenti, le raccomandazioni del NICE per evitare le ricadute


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Notizie Mediche Univadis
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Prevenzione

Per evitare la ricorrenza delle infezioni urinarie (particolarmente comune tra le donne), il trattamento deve seguire attentamente le raccomandazioni, tenendo conto che le infezioni urinarie includono sia quelle del basso tratto urinario sia le pielonefriti.

Il microrganismo responsabile della ricorrenza può essere lo stesso della prima infezione ma non sempre è così.

Oltre al trattamento, il medico deve dare le corrette informazioni per l’igiene personale e l’automedicazione, ambedue efficaci nel ridurre le ricadute.

 

Automedicazione

Il comitato di valutazione del NICE, sulla base della propria esperienza e al fine di ridurre l’uso inappropriato di antibiotici, ha stabilito l’utilità di raccomandare ai pazienti:

  • di bere a sufficienza ;
  • di non trattenere le urine e di urinare dopo un rapporto sessuale;
  • di pulirsi con un movimento che va dalla vagina verso l’ano dopo lo svuotamento intestinale;
  • di evitare le lavande vaginali e la biancheria troppo stretta.

 

Per quel che riguarda l’uso di probiotici (lattobacilli) nella prevenzione delle ricorrenze, i pazienti devono essere avvertiti del fatto che le conclusioni in merito sono labili per la scarsa qualità degli studi disponibili.

 

Per quel che riguarda l’estratto di cranberry (una bacca che in laboratorio impedisce l’adesione dei batteri all’epitelio vescicale), i revisori concludono per una mancanza di prove di efficacia nella quasi totalità degli studi, con l’esclusione di alcuni studi che utilizzano capsule e non succo (anche in questo caso, però, la qualità degli studi è bassa). Non vi sono effetti collaterali nell’utilizzare il succo o le capsule di cranberry, salvo il ritardo terapeutico che, in categorie fragili come le donne in gravidanza e i pazienti pediatrici, può portare a un aggravamento dell’infezione.

 

Il D-mannosio è uno zucchero, contenuto anche nel succo di cranberry, che risulta efficace nel ridurre il rischio di ricorrenze in donne non in gravidanza (anche se i risultati sono basati su un singolo studio). Gli esperti ritengono che alcune donne non gravide potrebbero usare D-mannosio come misura di automedicazione, una volta consapevoli dei limiti degli studi.

 

Per quel che riguarda l’uso di estrogeni orali nelle donne in post-menopausa, gli esperti ritengono di non poterne raccomandare l’uso nella prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti, anche in considerazione del profilo di rischio.

 

L’uso di estrogeni per via vaginale è efficace per ridurre le ricorrenze, anche se gli studi sono pochi e anche se l’efficacia tende a scomparire alla cessazione del trattamento. In ogni caso, l’uso di un anello estrogenico o di creme con estrogeni può provocare effetti collaterali (dolorabilità del seno, sanguinamenti vaginali) e risulta meno efficace dell’uso di antibiotici. Nonostante ciò, gli esperti ritengono che l’uso di estrogeni vaginali possa essere preso in considerazione in donne in menopausa con infezioni ricorrenti, con un follow-up ogni 12 mesi. La scelta tra estrogeni e antibiotici può dipendere dalle preferenze della paziente, che potrebbe optare per gli ormoni al fine di ridurre altri sintomi della menopausa come la secchezza vaginale.

 

Profilassi antibiotica

Gli esperti concordano sull’efficacia della profilassi antibiotica nelle donne non in gravidanza, anche se il beneficio cessa con la cessazione della terapia.

 

Lo stesso vantaggio è presente in una popolazione mista con infezioni ricorrenti, incluse donne pre e post-menopausa, uomini e bambini. In questo caso, però, gli studi sono meno univoci per via della diversità dei disegni sperimentali e delle molecole utilizzate.

 

Nelle donne in gravidanza la terapia antibiotica riduce anche la batteriuria asintomatica ma gli studi sono pochi e mancano dati sui parti prematuri. La nitrofurantoina non è l’antibiotico giusto per questa popolazione.

 

In conclusione, gli esperti ritengono ragionevole considerare la terapia antibiotica nei pazienti sopra i 16 anni ma solo dopo che gli altri trattamenti si sono rivelati inefficaci. La terapia antibiotica va ricontrollata ogni 6 mesi.

 

Al fine di ridurre la comparsa di resistenze, gli esperti raccomandano l’insistenza sulle pratiche di buona igiene personale e sui rimedi da automedicazione (per esempio D-mannosio) ma non sono stati in grado di determinare quando bisogna cambiare antibiotico e quando smettere la cura (la decisione va quindi presa caso per caso).

 

Gli studi sulle donne in gravidanza e sugli uomini sono comunque molto carenti, per cui queste due categorie sono meritevoli di invio dallo specialista (che non sempre è necessario in caso di infezioni ricorrenti delle basse vie urinarie). Gli esperti segnalano inoltre la necessità di rivolgersi agli specialisti nei pazienti transgender per via delle possibili conseguenze della chirurgia per la riassegnazione di genere.

 

I sintesi, il parere dello specialista è raccomandato in caso di:

  • maschi di età superiore ai 16 anni;
  • soggetti con infezioni ricorrenti delle alte vie urinarie;
  • persone con infezioni ricorrenti delle basse vie urinarie da causa ignota;
  • donne in gravidanza;
  • bambini e adolescenti sotto i 16 anni se hanno avuto due o più episodi con pielonefrite o coinvolgimento delle alte vie urinarie, se hanno avuto un episodio con pielonefrite acuta e uno o più episodi con cistite  oppure se hanno avuto tre o più episodi di infezione delle basse vie;
  • pazienti con sospetta patologia oncologica ;
  • pazienti transgender.

 

 

Raccomandazioni generali

Quando si prescrive una profilassi antibiotica monodose, è bene spiegare al paziente come assumere correttamente il farmaco, quali sono gli effetti collaterali (nausea, diarrea), la necessità di fare un controllo dopo 6 mesi e di chiedere subito il parere del medico in caso di ricomparsa dei sintomi.

 

 

Nelle donne non in gravidanza con infezioni ricorrenti che non rispondono alla terapia antibiotica monodose e che non hanno cause identificabili, è opportuno prescrivere una terapia antibiotica quotidiana, proseguendo però con la ricerca della causa (con ecografia, per esempio).

 

Nella scelta di prescrivere antibiotici bisogna tener conto della gravità dei sintomi, del rischio di indurre resistenza, delle possibili resistenze sviluppatesi in precedenza (eseguire antibiogramma) e delle preferenze del/della paziente. Anche in questo caso è raccomandato un follow-up a sei mesi.

 

Nelle donne gravide e negli uomini, la terapia antibiotica giornaliera è raccomandabile solo se le misure di igiene personale non sono state efficaci. È necessario indagare sulle possibili cause e seguire nel tempo lo sviluppo fetale in caso di gravidanza.