Infezioni ospedaliere, in Italia 8 mila morti l'anno


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Roma, 23 mag. (AdnKronos Salute) - Allarme infezioni ospedaliere. In Italia causano quasi 8 mila morti l’anno. Un dato che fa del nostro Paese il fanalino di coda in Europa. Un fenomeno contro il quale i rappresentanti di politica, sanità e aziende hanno dato vita ad un'alleanza che punta a ridurre i casi del 30% attraverso il documento programmatico messo a punto in occasione, oggi a Roma, del 'Focus sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere'. Un appuntamento su iniziativa di 'Motore Sanità', con il patrocinio di Senato della Repubblica, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, della Fimmg, dell’Istituto superiore di sanità e della Sifo.

Le infezioni ospedaliere sono una vera e propria emergenza sanitaria. Secondo i dati forniti dall'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), hanno causato lo scorso anno in Italia 7.800 decessi e una probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero del 6%: in pratica 530 mila casi ogni anno. Dati che pongono il nostro Paese all’ultimo posto in Europa. A conferma di questo scenario, gli ultimissimi dati forniti dal Rapporto Osservasalute 2018, che testimoniano come in 13 anni la mortalità sepsi-correlata è raddoppiata passando da 18.668 decessi del 2003 a 49.301 del 2016.

Sorveglianza e controllo sono le due parole chiave del documento insieme all’attuazione delle 'buone pratiche' ovvero l’adozione di alcuni semplici ma fondamentali passaggi. A partire dalla più nota pratica lavaggio delle mani, ma non solo. Si auspica che vengano rinforzati il sistema di prevenzione lungo tutto il percorso assistenziale, partendo da una sicura e certificata sterilizzazione dello strumentario chirurgico, ad un’ottima preparazione del campo operatorio e sistemi di barriera, al riscaldamento del paziente durante un’operazione chirurgica, all’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni dovute all’accesso venoso attraverso il catetere.

L'adozione di buone pratiche, come indicato nel documento, è fondamentale e potrebbe portare ad una riduzione del 30% delle attuali infezioni correlate all'assistenza e quindi dei decessi. "Alcuni dati recentemente rilevati confermano la gravità del fenomeno - dichiara Mariella Mainolfi, direttore Ufficio III della direzione Comunicazione e Informazione ministero della Salute - e l’importanza delle azioni di prevenzione. Le infezioni da germi multiresistenti in Europa sono 670.000 l’anno, solo in Italia 200.000; i morti per infezioni da germi resistenti agli antibiotici sono oltre 10.000 l’anno in Italia su un totale di 30.000 in Europa. Gli interventi di controllo -sottolinea Mainolfi -e prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza possono ridurre queste infezioni del 30%".

Il 30% in meno di infezioni ridurrebbe non solo i costi in termini di vite umane, ma si potrebbero risparmiare oltre 2mld di euro in tutta Europa. "La prevalenza delle infezioni in Italia – afferma Alberto Firenze, presidente nazionale Associazione Hospital & Clinical Risk Managers – Roma - si aggira intorno al 6% costituendo un problema rilevante che causa più vittime degli incidenti stradali: oltre 7.800 decessi contro 3.419 vittime della strada. I costi di trattamento di una singola infezione vanno dai 5 ai 9 mila euro, ed in Europa il costo annuale di queste infezioni è stimato attorno ai 7 miliardi di euro. Le infezioni correlate all'assistenza, infatti, oltre ad avere un costo elevatissimo in termini di vite umane comporta anche un dispendio enorme di denaro da parte del Ssn".

Il focus su 6 interventi selezionati ha evidenziato una prevalenza di 3 casi di infezioni post-operatoria ogni 1.000 interventi selezionati accompagnati da un aumento preoccupante (tanto dal punto di vista degli esiti quanto dei costi) della durata di degenza pari in media a 12 giornate. E’ stato poi stimato un incremento del costo medio per singolo ricovero compreso tra 7.000 e 9.000. Ultimo dato - conclude l'esperto -anch’esso molto importante, è quello relativo al rischio di mortalità. Dall’analisi emerge un eccesso di rischio di mortalità".

L'antibiotico resistenza però è un fenomeno spesso causato dal malcostume nell'utilizzo degli antibiotici stessi, come spiegato da Annalisa Pantosti, ricercatrice del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità. E non tutte le Regioni dello Stivale sono uguali, infatti esiste il caso virtuoso dell'Emilia-Romagna che secondo l'ultimo rapporto di monitoraggio delle attività nelle Asl della regione emerge un progressivo miglioramento in tutte le Asl dello stato di attuazione dei programmi di sorveglianza e controllo. Mentre in Veneto viene utilizzato un programma elettronico per mantenere sotto controllo le infezioni antibioticoresistenti.