In Italia 40 mila interventi per noduli tiroide ma la maggior parte inutili


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Roma, 4 ott. (AdnKronos Salute) - I noduli alla tiroide colpiscono il 30-40% della popolazione adulta, ma solo nel 5% dei casi si rivelano maligni. Ogni anno in Italia sono ben 40 mila gli interventi chirurgici per questa patologia che colpisce soprattutto le donne, con un rapporto di circa 5 a 1 rispetto agli uomini. Ma la maggior parte di questi interventi potrebbe essere evitata. Di noduli tiroidei si parlerà, insieme ad altre problematiche legate all'endocrinologia e alle malattie metaboliche, a Roma oggi e domani, 4 e 5 ottobre, al 7° 'Thyroid UpToDate', due giorni dedicata alla prevenzione e al trattamento delle principali patologie tiroidee.

"Possiamo dire che oggi assistiamo a un eccesso di interventismo chirurgico che a volte può risultare addirittura dannoso se non effettuato in centri ad alto flusso, ovvero specializzati nella diagnosi e nel conseguente trattamento", afferma Rinaldo Guglielmi, direttore della Struttura complessa di Endocrinologia e malattie del metabolismo dell'ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale.

"Nel caso di diagnosi di nodulo alla tiroide è importante non allarmarsi perché in circa il 95% dei casi è benigno", rassicura Enrico Papini, coordinatore scientifico dell'Associazione medici endocrinologi (Ame). "Percentuale che scende al 75% se consideriamo il numero di operazioni chirurgiche per patologia benigna. Esistono poi caratteri ecografici che ci aiutano a capire molto presto quando il nodulo può non essere benigno, e che dunque servono approfondimenti".

Molto spesso, nel corso di un intervento, è necessario asportare la ghiandola nella sua interezza, ma non è sempre così: "Ci sono casi di carcinoma della tiroide che non richiedono l'asportazione totale della ghiandola - spiega ancora Guglielmi - In alcune condizioni non esistono caratteristiche specifiche di allarme, e quindi il rischio di una recidiva può essere basso. In questi casi basta asportarne solo una parte. Questa prassi riduce i rischi dell'intervento chirurgico e migliora la qualità della vita".