Il tumore delle paratiroidi nei dati della rete Oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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È necessaria una valutazione pre-operatoria molto meticolosa dei pazienti con iperparatiroidismo primario (PHPT) che mostrano caratteristiche tipiche del carcinoma paratiroideo per ottenere l’eradicazione completa della malattia. Sono queste in estrema sintesi le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista International Journal of Endocrinology da un gruppo di ricerca guidato da Francesco Quaglino, dell’Ospedale “Maria Vittoria” di Torino, primo nome del lavoro. Come ricordano i ricercatori, circa l’1% dei casi di PHPT è legato a un carcinoma paratiroideo, un tumore raro, spesso a decorso indolente e difficile da distinguere dalle cause benigne di PHPT.

“Lo scopo del nostro studio è stato proprio quello di sottolineare le differenze tra tumore e PHPT” spiegano Quaglino e colleghi, che hanno anche approfondito la conoscenza epidemiologica di questa neoplasia nella regione Piemonte. Il punto di partenza sono stati i dati della rete oncologica regionale su 21 pazienti con tumore paratiroideo confrontati con quelli di pazienti con PHPT benigno, anch’essi piemontesi. “L’analisi ha mostrato un’incidenza di 0,05 casi per 100.000 abitanti in Piemonte” precisano li esperti, sottolineando che le forme benigne si presentano soprattutto nelle donne (p=0,0002), mentre la neoplasia colpisce allo stesso modo nei due generi si manifesta in pazienti più giovani (p=0,026), con la diagnosi effettuata mediamente nella quinta decade di vita. In presenza della neoplasia si nota inoltre una maggiore attività biochimica, con livelli sierici significativamente più elevati di calcio e PTH e, di conseguenza, anche sintomi più frequenti. “Dal punto di vista del trattamento chirurgico, la resezione en bloc porta a una rischio 13 volte più basso di recidiva rispetto a tutte le altre tecniche operatorie” scrivono gli autori, ricordando che il rischio di recidiva è in genere piuttosto elevato in questo tipo di neoplasia (fino al 50%). “L’approccio chirurgico corretto è fondamentale per ridurre il rischio di ricorrenza e la necessità di un nuovo intervento che spesso è accompagnato da un alta frequenza di complicanze operatorie” concludono.