Il report, 50% medici ha subito aggressioni verbali nell'ultimo anno


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Roma, 14 set. (AdnKronos Salute) - Medici sempre più nel mirino, vittime di aggressioni verbali e fisiche. Stanchi e impauriti per il clima di insicurezza che si respira nei pronto soccorso e nei reparti. E' quanto emerge dai primi dati dell'indagine promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurgici e degli odontoiatri (Fnomceo): il 50% degli intervistati ha subito, nell’ultimo anno, aggressioni verbali; il 4% è stato vittima di violenza fisica; più del 56% di chi ha subito violenza ritiene "che l’aggressione potesse essere prevista", anche se il 78% degli intervistati "non sa se esistano o meno procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza". Oltre il 38% degli operatori sanitari "si sente poco o per nulla al sicuro" e più del 46% è "abbastanza o molto preoccupato di subire aggressioni".

Secondo la Fnomceo, i primi dati che vengono fuori dal questionario, messo online a fine luglio e rivolto a tutti medici e gli operatori sanitari italiani, sono "agghiaccianti". Il fenomeno delle aggressioni e delle violenze ai danni dei camici bianchi "che sta diventando sempre più una vera emergenza di sanità pubblica, tanto da stimolare l’intervento del Governo che, ad agosto, ha presentato un disegno di legge per arginarlo". I dati sono stati presentati oggi a Bari dove si sta celebrando la Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari, dedicata alla memoria di Paola Labriola, la psichiatra uccisa da un suo paziente, e a quella di tutte le altre vittime.

"Uno dei dati a nostro avviso più allarmanti – spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – è la rassegnazione che emerge dalle risposte dei nostri colleghi: il 48% di chi ha subito un’aggressione verbale ritiene l’evento "abituale", il 12% "inevitabile", quasi come se facesse parte della routine o fosse da annoverare tra i normali rischi professionali. Le percentuali cambiano di poco in coloro che hanno subito violenza fisica: quasi il 16% ritiene l’evento '"inevitabile", il 42% lo considera "abituale"".

"Questa percezione falsata e quasi rassegnata del fenomeno porta con sé gravi effetti collaterali, come la mancata denuncia alle autorità, l’immobilismo dei decisori, ma anche il burnout dei professionisti, con esaurimento emotivo, perdita del senso del sé e demotivazione nello svolgimento della professione - continua Anelli - La Fnomceo non ci sta, e grida il suo 'Basta!' a ogni forma di violenza contro chi chiede soltanto di poter curare il prossimo in serenità e sicurezza".

Al questionario – che, proposto dall’Associazione scientifica nazionale Hospital & Clinical Risk Managers ed elaborato da Alberto Firenze dell’Università di Palermo, rimarrà aperto online sino al 30 settembre - hanno risposto sinora più di 5 mila professionisti sanitari, per la maggior parte (73%) medici (ospedalieri, del territorio, convenzionati, liberi professionisti, di strutture pubbliche e private), seguiti da ostetrici (5%) infermieri (3%) odontoiatri (3%) e altri operatori, e in maggioranza (56%) donne. Sono arrivate risposte da tutte le Regioni, con in testa il Piemonte (circa il 21%), seguito dalla Lombardia (16%), dalla Puglia (12%) e dalla Toscana (9%).