Il QI dei prematuri migliora con un acido grasso

  • Alessia De Chiara
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  • I neonati pretermine che hanno ricevuto un’integrazione di acido docosaesaenoico presentano all’età di 5 anni un punteggio Full-Scale Intelligence Quotient leggermente più alto di quelli assegnati a ricevere un controllo.

In bambini nati prima delle 29 settimane di gravidanza, un’emulsione somministrata per via enterale che forniva 60 mg per kg al giorno di acido docosaesaenoico (DHA) si associa a un modesto aumento del punteggio Full-Scale Intelligence Quotient (FSIQ) esaminato a 5 anni di età. Nello specifico, il punteggio risultava più alto di 3,5 punti. “Questi risultati supportano le raccomandazioni attuali che i neonati pretermine nati prima delle 29 settime di gestazione ricevano approssimativamente 60 mg per kg di DHA supplementare al giorno oltre al DHA disponibile nel latte umano o in quello di formula dei bambini prematuri, in modo da avvicinarsi alla quantità richiesta dal feto” affermano i ricercatori. 

Come si spiega nell’articolo, pubblicato su New England Journal of Medicine, poiché il DHA si accumula a livello cerebrale durante il terzo trimestre di gravidanza, i nati prima delle 30 settimane di gestazione ne hanno una ridotta concentrazione nei tessuti neuronali, il che potrebbe contribuire agli esiti cognitivi più scarsi che si osservano in questi bambini.

Nel trial N3RO (nato in realtà per verificare l'efficacia del supplemento sulla displasia broncopolmonare fisiologicamente definita) oltre 1.200 prematuri reclutati in 13 centri di Australia, Nuova Zelanda e Singapore sono stati randomizzati a ricevere, entro 3 giorni dalla loro prima alimentazione per via enterale, un’emulsione in grado di fornire 60 mg per kg di DHA al giorno o una di controllo, senza DHA, per almeno 7 settimane e fino alla 36esima settimana post-mestruale materna o alla dimissione dall’ospedale. L'analisi ha coinvolto 656 bambini provenienti da 5 centri australiani, invitati a sottoporsi all’età di 5 anni al test Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence (WPPSI).

Il FSIQ medio era pari a 95,4±17,3 nel gruppo che aveva assunto il DHA e a 91,9±19,1 nel gruppo controllo (differenza aggiustata 3,45). I risultati relativi agli outcome secondari, tra cui altre componenti del WPPSI, erano simili tra i gruppi e in generale non erano a sostegno di quelli ottenuti per l’outcome primario. Anche gli eventi avversi apparivano simili tra i gruppi, così come la percentuale di bambini con diagnosi cliniche di disturbi dello spettro autistico, disturbo da deficit di attenzione e iperreattività o di altri disturbi neurologici o comportamentali (più basse del 7%).

I ricercatori spiegano che sia nel trial originale che nel loro studio di follow-up la displasia broncopolmonare si era verificata più comunemente nel gruppo DHA. “Abbiamo scoperto che la supplementazione di DHA ha avuto un effetto benefico sul punteggio FSIQ nonostante sia nota un’associazione tra displasia broncopolmonare e più scarso esito cognitivo, il che suggerisce che i possibili meccanismi alla base degli effetti cognitivi potrebbero essere indipendenti da quelli alla base degli effetti sul rischio di displasia broncopolmonare” scrivono.