Il potenziale ruolo per il microbioma nella prevenzione del tumore ovarico


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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La popolazione di microrganismi presenti a livello cervico-vaginale potrebbe rappresentare la chiave per comprendere più a fondo lo sviluppo del tumore ovarico e anche per mettere in atto strategie di prevenzione mirate a ridurre il rischio della neoplasia. Lo spiegano i ricercatori guidati da Nuno Nené, dello University College di Londra, che hanno recentemente pubblicato sulla rivista Lancet Oncology i risultati di uno studio al quale hanno collaborato anche esperti italiani.

“Nelle donne con tumore ovarico ma anche in quelle a maggior rischio di sviluppare la malattia a causa di fattori di rischio noti come l’età, la presenza di mutazioni germinali in BRCA1 o una storia familiare di tumore ovarico si osserva una disbiosi nel microbioma cervico-vaginale che potrebbe contribuire in qualche modo allo sviluppo della malattia” spiegano gli autori, che hanno coinvolto nello studio caso-controllo due gruppi di donne provenienti da Repubblica Ceca, Germania, Italia, Norvegia e Regno Unito. In particolare, il gruppo tumore ovarico (n=360) comprendeva donne con la malattia epiteliale e controlli (sia sani o sia con condizioni ginecologiche benigne), mentre il gruppo BRCA (n=220) includeva donne con mutazione in BRCA1 ma senza tumore ovarico e controlli con wild type per BRCA1 e BRCA2 (anche in questo caso sia sani o sia con condizioni ginecologiche benigne).

L’analisi dei campioni cervico-vaginali prelevati alle partecipanti ha mostrato differenze significative nella composizione del microbiota definito come di tipo L (lactobacilli: almeno il 50% della popolazione microbica) o di tipo O (lactobacilli: meno del 50%).

“I Lactobacilli sono essenziali per generare il basso pH vaginale che risulta protettivo” dicono i ricercatori che nella loro analisi hanno tenuto conto anche dell’età (