Il movimento aiuta davvero a vivere più a lungo?


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Messaggi chiave

  • Nella popolazione statunitense adulta, il rispetto delle raccomandazioni pubblicate nel 2018 sui livelli di attività fisica si traduce in una riduzione della mortalità per tutte le cause e per cause specifiche.
  • I benefici sono presenti e comparabili con almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica da lieve a moderata e con almeno 75 minuti di attività intensa.
  • Andare oltre le soglie indicate dalle linee guida può portare benefici aggiuntivi.

Descrizione dello studio

  • Nello studio di popolazione sono stati inclusi dati relativi a 479.856 adulti dal National Health Interview Survey (NHIS,1997-2014) e sono stati valutati i dati del National Death Index fino al 31 dicembre 2015.
  • Gli stessi partecipanti avevano fornito informazioni sul proprio livello settimanale di attività fisica aerobica e di rafforzamento muscolare.
  • In base a tali livelli sono stati definiti 4 gruppi rispetto alle raccomandazioni delle linee guida USA 2018: attività insufficiente, solo attività aerobica, solo attività di forza, entrambe le tipologie di attività.
  • Le principali misure di esito erano la mortalità per tutte le cause e quella per cause specifiche (malattia cardiovascolare, cancro, malattie croniche delle basse vie respiratorie, incidenti, malattia di Alzheimer, diabete, influenza e polmonite, nefrite, sindrome nefrotica o nefrosi) riportate nel National Death Index.

Risultati principali

  • Nel corso di un follow-up mediano di 8,7 anni si sono verificati poco meno di 60.000 decessi per tutte le cause, con 14.375 decessi per cancro e 13.509 per malattie cardiovascolari.
  • Rispetto a chi non raggiungeva i livelli raccomandati di attività fisica, chi ha riportato aderenza alle raccomandazioni in termini di attività di forza o aerobica ha mostrato un rischio ridotto di mortalità per tutte le cause (hazard ratio [HR] 0,89 e 0,71, rispettivamente).
  • La riduzione è risultata anche maggiore in caso di coinvolgimento in attività sia di forza sia aerobiche (HR 0,60).
  • Pattern di riduzione simili sono stati osservati anche per mortalità specifica per malattie cardiovascolari, cancro e malattie croniche del tratto respiratorio inferiore.

Limiti dello studio

  • I livelli di attività fisica sono stati riferiti dai partecipanti e le informazioni sono state raccolte una sola volta.
  • Per gli esercizi di forza non è stata valutata la durata degli allenamenti, mentre per l’attività aerobica non sono state prese in considerazione attività al di fuori di quelle svolte nel tempo libero.
  • Non erano disponibili informazioni sulla gravità delle malattie croniche presenti.
  • I risultati potrebbero non essere generalizzabili a popolazioni diverse da quella dello studio.

Perché è importante

  • L’inattività fisica rappresenta un importante problema di salute pubblica anche dal punto di vista della spesa sanitaria.
  • I pochi studi che hanno valutato l’associazione tra aderenza alle raccomandazioni sull’attività fisica e mortalità per tutte le cause hanno portato a risultati discordanti.
  • Non ci sono studi sull’associazione con la mortalità specifica per altre patologie come malattia di Alzheimer o diabete.