Il maribavir è efficace contro la riattivazione del citomegalovirus dopo un trapianto


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Messaggi chiave

  • La somministrazione di maribavir nei riceventi un trapianto di organi solidi o di cellule ematopoietiche con riattivazione precoce del citomegalovirus (CMV), comporta, dopo 3 o 6 settimane, una percentuale di risposta simile a quella dei pazienti trattati con valganciclovir.
  • L’efficacia del farmaco non cambia a seconda della dose quotidiana somministrata: 400, 800 o 1200 mg.
  • Rispetto al valganciclovir, il maribavir è associato a un’incidenza maggiore di eventi avversi gravi così come di eventi gastrointestinali, in particolare di disgeusia, ma minore di neutropenia.

Descrizione dello studio

  • Lo studio di fase 2 ha incluso pazienti (≥18) destinatari di trapianti di cellule ematopoietiche o di organi solidi in 38 siti europei, con riattivazione di CMV (DNA virale 1.000-100.000 per millilitro).
  • I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere, per un massimo di 12 settimane, maribavir orale (dose di 400, 800 o 1200 mg 2 volte al giorno) o valganciclovir (dose standard).
  • Endpoint primario di efficacia: percentuale di pazienti con risposta al trattamento (DNA di CMV non rilevabile nel plasma entro 3 o 6 settimane dopo l’inizio del trattamento).
  • Endpoint primario di sicurezza: eventi avversi verificatisi o peggiorati.
  • Fonti di finanziamento: ViroPharma/Shire Development.

Risultati principali

  • Su 161 pazienti randomizzati (2012-2014), 159 hanno ricevuto il trattamento.
  • Tra coloro con dati disponili postbaseline (117 trattati con maribavir e 39 con valganciclovir), le percentuali di pazienti con risposta al trattamento nel gruppo maribavir e in quello valganciclovir sono state rispettivamente: 62% (IC 95% 52-70) e 56% (IC 95% 40-72) entro 3 settimane (risk ratio 1,12; IC 95% 0,84-1,49), 79% (IC 95% 70-86) e 67% (IC 95% 50-81) entro 6 settimane (risk ratio 1,20; IC 95% 0,95-1,51).
  • Non c’è stata differenza tra i gruppi trattati con diverse dosi di maribavir.
  • 2 pazienti con risposta al trattamento hanno avuto ricorrenza di infezione dopo 6 settimane di 800 mg di maribavir e hanno sviluppato una mutazione T409M nella protein-chinasi UL97.
  • Rispetto al gruppo valganciclovir, in quello maribavir più pazienti hanno interrotto il trattamento a causa di eventi avversi (27/119 [23%] contro 5/40  [12%]) e c’è stata una maggiore incidenza di eventi gravi (52 [44%] contro 13 [32%]).
  • Il valganciclovir è stato associato a più alta incidenza di neutropenia, mentre il maribavir a eventi gastrointestinali (disgeusia il più comune [40%]).

Limiti dello studio

  • Campione piccolo e formato da pazienti con trapianti diversi.
  • Probabili bias nei dati di sicurezza dato il design open-label.
  • Risposta al trattamento basato su carica virale.
  • Alcune differenze tra i pazienti non considerate, come la malattia da trapianto contro l'ospite.

Perché è importante

  • Sono necessarie nuove terapie contro il CMV, un infezione che complica i trapianti ed è associata ad aumento di mortalità e morbilità, in quanto l’uso dei farmaci disponibili è limitato dalla loro tossicità e dalle forme di virus resistenti.
  • Il maribavir, un benzimidazole riboside orale, deve essere ulteriormente studiato nei pazienti trapiantati dato che, oltre a essere efficace nel trattamento preventivo di CMV, ha un meccanismo di azione unico e non è associato a mielosopressione e nefrotossicità.