Il dosaggio di statine modula il rischio di ictus ricorrente

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti con una storia di ictus, le terapie ad alto dosaggio a base di statine che riducono il colesterolo LDL si associano, rispetto a quelle a basso dosaggio, a un rischio ridotto di ictus ricorrente.
  • I benefici potrebbero però essere limitati solo ai pazienti con aterosclerosi.
  • Con terapie a più alto dosaggio si ha anche un rischio ridotto di eventi cardiovascolari maggiori (MACE), ictus ischemico e infarto del miocardio, ma un aumento di ictus emorragico e diabete di nuova insorgenza.

Una metanalisi di 11 studi mostra come, nei pazienti con una storia di ictus, l’uso di terapie ad alte dosi a base di statine per la riduzione del colesterolo LDL si associa, rispetto a terapie meno intense, a un rischio di ictus ricorrente ridotto del 12%. La ricerca ha inoltre mostrato un rischio ridotto di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) e uno aumentato di ictus emorragico. “In termini pratici, il number needed to treat per prevenire un ictus ogni 4 anni era 90 e il number needed to treat per prevenire un MACE era 35, mentre il number needed to harm per un ictus emorragico era di 242” si legge su JAMA Neurology. Tuttavia, il minor rischio di ictus ricorrente potrebbe essere limitato ai pazienti con aterosclerosi. Potrebbero quindi essere questi particolari pazienti ad aver bisogno di terapie ad alto dosaggio a base di statine per abbassare il colesterolo LDL.

Lo studio consiste in una revisione sistematica della letteratura in modo da identificare gli studi clinici randomizzati che hanno messo a confronto terapie a base di statine per ridurre il colesterolo LDL, nei quali erano state coinvolte persone con storia di ictus o attacco ischemico transitorio e che tra gli end point avevano l’ictus ricorrente. L’analisi ha incluso 11 trial, per lo più condotti in paesi ad alto reddito, per un totale di 20.163 pazienti, la maggior parte (67%) uomini e con età media di circa 65 anni. Il follow-up medio era di 4 anni (1-6,1). Gli studi sono stati classificati in 3 sottogruppi a seconda delle terapie messe a confronto: uso di statine rispetto a un non uso (6 studi), statine più inibitori PCSK9 (proprotein convertase subtilisin/kexin type 9) contro statine più placebo (2), più statine o ezetimibe rispetto a meno statine o ezetimibe (3), come per esempio una terapia con statine a più alta dose con una a dose minore oppure ezetimibe più statine rispetto a un placebo più statine.

Le terapie basate su statine a più alta dose si associano a un rischio ridotto di ictus ricorrente rispetto a quelle meno intensive. Il rischio assoluto calcolato era rispettivamente dell’8,1% contro il 9,3%, e il rischio relativo (RR) pari allo 0,88. I ricercatori non hanno riscontrato una differenza statisticamente significativa tra le strategie per abbassare il colesterolo LDL per quanto riguarda i benefici associati alla terapia. I risultati aggregati di alcuni studi mostrano che le terapie più intensive si associano a un rischio minore di MACE (RR 0,83), di ictus ischemico ricorrente (RR 0,82) e di infarto del miocardio (RR 0,73), ma a un rischio aumentato di ictus emorragico (RR 1,46). È stata notata (analisi di 3 studi) un’associazione anche con un aumento di diabete di nuova insorgenza. Si è poi visto che le terapie più intensive si associano a un rischio ridotto di ictus ricorrente nei trial in cui tutti pazienti hanno prove di aterosclerosi (RR 0,79). Questo però non valeva per gli studi in cui non c’erano prove di aterosclerosi nella maggior parte dei pazienti.

“Per i pazienti senza prova di aterosclerosi, le terapie intensive a base di statine per l’abbassamento del colesterolo LDL potrebbero non essere necessarie nella maggior parte delle situazioni, considerando i benefici incerti della prevenzione dell’ictus secondario e il rischio aumentato di ictus emorragico associato a un intenso abbassamento del colesterolo LDL” scrivono i ricercatori.