Il Covid ritarda le diagnosi di tumore al polmone, dati real world in Italia

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Cristina Ferrario (Agenzia Zoe)

Rispetto all’anno precedente, nel 2020 le diagnosi di tumore del polmone sono diminuite ed è aumentata la probabilità di diagnosi in stadio più avanzato, ma non sono stati osservati ritardi particolari nella gestione complessiva della malattia. Lo spiegano sulla rivista ESMO Open i ricercatori italiani guidati da Luca Cantini dell’Università Politecnica delle Marche, AOU Ospedali Riuniti di Ancona, primo nome dello studio.

“Con la pandemia di COVID-19 gli ospedali e i sistemi sanitari di tutto il mondo si sono dovuti riorganizzare pesantemente con il rischio di compromettere l’integrità della cura per molti pazienti con diverse patologie” spiegano gli autori che ricordano come i pazienti con tumore del polmone rappresentino una popolazione particolarmente fragile di fronte a questa pandemia. E proprio su tali pazienti si sono concentrati gli sforzi di Cantini e colleghi che hanno portato a termine uno studio retrospettivo coinvolgendo pazienti con diagnosi di tumore del polmone tra marzo e dicembre 2020 da 25 centri oncologici italiani.

Le analisi hanno mostrato una lieve riduzione nelle nuove diagnosi (-6,9%) nel 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1523 vs 1637 casi; P=0,09), con riduzioni più marcate nel periodo del lockdown rispetto agli altri mesi analizzati (-12% vs -3,2%). “Queste diminuzioni potrebbero anche essere legate a un maggior afflusso di pazienti verso centri minori e non inclusi nello studio” spiegano i ricercatori che poi aggiungono: “Abbiamo anche osservato che i pazienti con diagnosi nel 2020 avevano maggiori probabilità di avere malattia di stadio IV (p<0,01) e di essere attuali fumatori (p<0,01)”.

Dall’analisi emergono però anche segnali che dimostrano come il sistema sanitario italiano sia comunque riuscito a fronteggiare l’emergenza. In particolare, lo studio di Cantini e colleghi non ha rilevato differenze significative tra il 2020 e il 2019 nell’intervallo tra esordio dei sintomi e diagnosi radiologica, diagnosi cito-istologica e inizio del trattamento. Nessuna differenza significativa nemmeno tra inizio del trattamento e prima rivalutazione radiologica.

“Le conseguenze della pandemia sulla cura del cancro si faranno probabilmente sentire per decenni, ma gli oncologi italiani hanno rappresentato un esempio virtuoso nell’affrontare i problemi legati alla qualità delle cure e mantenere le tempistiche di diagnosi e trattamento dei pazienti con tumore del polmone” affermano i ricercatori.

“I risultati del nostro studio sottolineano l’importanza di mantenere alta l’asticella delle performance quando si tratta di pazienti oncologici per evitare le conseguenze di una pandemia di cancro una volta conclusa quella di COVID-19” concludono.