Ibrutinib-rituximab e chemio-immunoterapia a confronto nella leucemia linfatica cronica


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • In pazienti di età uguale o inferiore a 70 anni con leucemia linfatica cronica (LLC) non precedentemente trattata, la combinazione ibrutinib-rituximab seguita da ibrutinib fino alla recidiva ha portato a migliore sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sopravvivenza generale (OS) rispetto a 6 mesi di chemio-immunoterapia con fludarabina-ciclofosfammide-rituximab.
  • L’uso non limitato di ibrutinib è risultato però associato a un costo sostanziale e a potenziali effetti tossici a lungo termine.
  • Inoltre, la terapia non limitata a base di ibrutinib potrebbe aumentare il rischio di selezione clonale e conseguente farmaco-resistenza.

Descrizione dello studio

  • Nello studio di fase 3, 529 pazienti sono stati assegnati a ricevere 6 cicli di ibrutinib-rituximab (dopo un ciclo con solo ibrutinib), seguiti da ibrutinib fino alla progressione di malattia (n=354) oppure 6 cicli di chemio-immunoterapia con fludarabina-ciclofosfammide-rituximab (n=175).
  • L’endpoint primario era la PFS, mentre la OS era inclusa tra gli endpoint secondari.
  • Vengono di seguito riportati i risultati di una analisi intermedia pre-pianificata.
  • Fonte di finanziamento: National Cancer Institute, Pharmacyclics.

Risultati principali

  • A un follow-up mediano di 33,6 mesi, sono stati osservati dati relativi a PFS in favore della combinazione ibrutinib-rituximab rispetto alla chemio-immunoterapia (89,4% vs 72,9% a 3 anni; HR per progressione o decesso 0,35; P
  • Questi risultati hanno raggiunto la soglia di efficacia definita per l’analisi intermedia.
  • Anche in termini di OS sono emersi risultati in favore di ibrutinib-rituximab rispetto a chemio-immunoterapia (98,8% vs 91,5% a 3 anni; HR per decesso 0,17; P
  • In un’analisi di sottogruppo su pazienti senza mutazione in IGHV (porzione variabile della catena pesante delle immunoglobuline), la combinazione ibrutinib-rituximab ha portato a una migliore PFS (90,7% vs 62,5% a 3 anni; HR per progressione o decesso 0,26).
  • La PFS a 3 anni nei pazienti con mutazione in IGHV è risultata pari a 87,7% nel gruppo ibrutinib-rituximab e 88,0% nel gruppo chemio-immunoterapia (HR per progressione o decesso 0,44).
  • L’incidenza di eventi avversi di grado pari o superiore a 3 è risultata simile nei due gruppi, mentre le complicanze infettive sono risultate meno comuni dopo trattamento con ibrutinib-rituximab che con chemio-immunoterapia (10,5% vs 20,3%; P

Limiti dello studio

  • I vantaggi in termini di OS si basano su un numero limitato di eventi.
  • Il follow-up relativo a seconde neoplasie e complicanze infettive è breve.

Perché è importante

  • La LLC rappresenta circa l’11% di tutte le neoplasie ematologiche.
  • La chemio-immunoterapia a base di fludarabina-ciclofosfammide-rituximab è efficace ma si associa a effetti collaterali potenzialmente gravi.
  • È importante valutare efficacia e sicurezza di nuove opzioni di trattamento.