I medici italiani soffrono di ansia e depressione da pandemia più dei colleghi stranieri

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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di Fabio Turone (Agenzia Zoe)

La pandemia di Covid ha lasciato un segno persistente sulla salute mentale di medici e altri operatori sanitari secondo una ricerca basata su un'ampia indagine condotta in due tornate in Italia, Catalogna (Spagna) e Regno Unito appena pubblicata su PLOS ONE.

Ansia e depressione sembrano aver colpito duramente soprattutto le donne e i più giovani.

“Attingendo alle esperienze degli operatori sanitari durante l'epidemia di SARS del 2003, sono stati identificati vari fattori di rischio per la salute mentale: mancanza di dispositivi di protezione individuale (DPI), carico di lavoro eccessivo, mancanza di supporto istituzionale e paura di infettare gli altri” scrive il gruppo internazionale di ricercatori guidati da Climent Quintana-Domeque, del Dipartimento di Economia della Facoltà di economia dell’Università di Exeter, Regno Unito.

I ricercatori hanno intervistato i medici che lavovarano in Catalogna (la provincia autonoma nel sud-est della Spagna), in Italia e nel Regno Unito sia a giugno 2020 - alla fine della prima ondata - sia a novembre/dicembre 2020, quando i tassi di prevalenza e mortalità erano aumentati in tutte e tre le aree.

In particolare, in Catalogna i casi di COVID-19 ogni 100.000 sono aumentati da 33,3 nel giugno 2020 a 809,6 nel novembre 2020 ; in Italia da 12,5 (giugno 2020) a 836,3 (dicembre 2020) ; infine nel Regno Unito da 55,6 (giugno 2020) a 927,1 (novembre 2020). I decessi per COVID-19 sono aumentati nello stesso periodo da 2,4 a 22,2 per 100.000 in Catalogna, da 2,2 a 30,7 in Italia e da 4,4 a 17,8 nel Regno Unito.

 

Questionari rapidi autosomministrati

Sei organizzazioni mediche hanno accettato di distribuire il sondaggio con quasi 55.000 tra i loro membri: COMB (Consiglio medico di Barcellona) e COMG (Consiglio medico di Girona), Anaao-Assomed e FIMMG in Italia, così come il Royal College of Physicians and Surgeons di Glasgow e il Royal College of Surgeons di Edimburgo.

I ricercatori hanno raccolto informazioni su sesso, età, composizione della famiglia, occupazione e specialità di 3.025 intervistati al primo turno e 2.250 al secondo turno. Inoltre, ai partecipanti è stato somministrato il questionario Generalized Anxiety Disorder (GAD-7), un questionario validato e autosomministrato sull'ansia progettato per valutare lo stato di salute durante le due settimane precedenti sulla base di sette indicatori, e il modulo sulla depressione del Patient Health Questionnaire (PHQ- 9), che si concentra sui nove criteri diagnostici per i disturbi depressivi secondo DSM-IV.

Nel complesso, la prevalenza di ansia moderata nel giugno 20202 è stata più elevata in Italia (24,6%) rispetto alla Catalogna (15,9%) e al Regno Unito (11,7%). Per quanto riguarda la prevalenza della depressione moderata/grave, i medici italiani risultano nuovamente più colpiti (20,1%) rispetto alla Catalogna (17,4%) e al Regno Unito (13,7%). Tassi simili sono stati registrati durante la seconda ondata, a novembre/dicembre 2020. Poiché non vi era alcuna differenza di prevalenza tra il primo e il secondo round del sondaggio, i ricercatori ipotizzano che le ripercussioni della pandemia sulla salute mentale degli operatori sanitari potrebbero essere persistenti.

 

Donne e giovani i più a rischio

I sintomi di ansia e depressione sono più comuni tra le donne, gli individui di età inferiore ai 60 anni, coloro che si sentono vulnerabili o esposti al lavoro e coloro che riportano una salute normale o sotto la norma rispetto a chi autoriferisce uno stato di salute ottimale. Secondo i ricercatori, questi fattori di rischio associati potrebbero contribuire a spiegare la variazione nella prevalenza di ansia e depressione tra i diversi Paesi. Per esempio, la percentuale di intervistati che ha segnalato la mancanza di DPI necessari e ha riferito di sentirsi vulnerabile ed esposto al lavoro è stata più alta in Italia, dove anche i livelli di ansia e depressione sono più alti.

Questi risultati non sono stati una sorpresa per Raffaella Rumiati, docente di neuroscienze cognitive presso la Scuola Internazionale di Studi Avanzati (SISSA), di Trieste, che di recente ha condotto un'analoga indagine sugli operatori sanitari italiani, attualmente in preprint. "Abbiamo condotto una valutazione online delle emozioni negative e positive degli operatori sanitari in Italia nel mese di maggio 2020. Lo studio ha mostrato livelli più elevati di stress e ansia nelle donne e negli intervistati più giovani. Si noti che altri studi hanno documentato questo modello anche nella popolazione generale” ha detto Rumiati. “Il fatto che le donne sono più inclini ad ammettere il disagio emotivo non è una novità. I livelli più elevati di emozioni negative negli operatori sanitari più giovani possono dipendere dal fatto che sono meno esperti nell'affrontare eventi stressanti”.