I lavori dei medici italiani per integrare lo stipendio

  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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I dati completi dell'indagine sono visibili a questo indirizzo

 

Che mestieri fanno i medici italiani per integrare il proprio stipendio principale o per perseguire una passione? Univadis Medscape lo ha chiesto a un campione di oltre 2400 lettori. Solo 503 di essi, in larghissima maggioranza (363) uomini, si dedicano effettivamentye ad attività integrative. Il numero relativamente scarso di donne che hanno scelto di rispondere sull’argomento (solo 140, mentre precedenti indagini di Univadis Medscape su argomenti diversi hanno raccolto risposte quasi paritarie tra i due sessi) fa ipotizzare che le dottoresse abbiano meno opportunità o semplicemente meno tempo dei colleghi uomini per aggiungere altre incombenze.

Solo il 20% dei 2470 rispondenti svolge una attività accessoria oltre al proprio lavoro principale. L'indagine ha considerato come attività accessoria o addizionale qualsiasi lavoro a tempo parziale per il quale si riceve un compenso aggiuntivo (per esempio perito in tribunale, consulente medico, allenatore sportivo, fotografo eccetera). I guadagni da investimenti o redditi immobiliari sono anch'essi considerati come attività accessoria remunerata ai fini di questa indagine. 

 

Si resta nel campo medico

Le consulenze mediche private fanno la parte del leone (32%) nelle attività professionali complementari al proprio lavoro principale. Seguono le relazioni retribuite a congressi e meetings (20%), le perizie legali (19%), le guardie mediche e le guardie notturne (16%, con una netta prevalenza tra gli under 45). Tra i più giovani compare, come è prevedibile dato il periodo, il ruolo di medico vaccinatore o prelevatore per i test Covid-19. Il 5% si dedica alla divulgazione.

Sono pochi (intorno al 2-3%) coloro che lavorano come psicoterapeuti, come consulenti per i media o nel mondo delle start-up e delle tecnologie mediche.

 

Finanza e immobiliare

Se si esce dal settore medico (nel quale opera in modo esclusivo ben il 56% del campione), la principale attività da cui i medici ottengono guadagni integrativi è la gestione immobiliare (13%) e finanziaria (12%), con una netta prevalenza di uomini. Seguono l’insegnamento (con il 7% delle risposte) e le consulenze non cliniche (6%).

Non mancano però colleghi con hobby remunerativi, dal canto alla cucina, all’allevamento e addestramento di animali (con l’1% ciascuno di risposte).

In media, chi ha un’attività extra oltre a quella principale, la pratica da ben 10 anni, dedicandovi circa 27 ore al mese a fronte di 136 ore di attività medica, senza differenze tra chi lavora come medico a tempo pieno e chi lavora a tempo parziale.

Le attività artistiche coinvolgono, a livello professionale, un numero non esiguo di colleghi, se si sommano tra loro le percentuali di chi si dedica alla cucina, all’arte, all’artigianato o alla fotografia.

Un quarto del campione sente di poter sviluppare o utilizzare al meglio le proprie competenze solo sommando lavori diversi. Il 13%, però, lo fa per divertirsi, mentre una minoranza cerca di organizzarsi una carriera alternativa per l’età della pensione, per pagare debiti o o per esercitare un hobby.

 

Quanto si guadagna?

Le attività accessorie valgono in media circa 10.000 euro di entrate l’anno, ma gli uomini, anche in questo settore, guadagnano più delle donne: la media, per loro, è di 11.470 euro l’anno, contro i 6.900 delle donne. Il Covid-19 ha ridotto del 20% circa le occasioni di guadagno accessorie. In media, i lettori prevedono di guadagnare 13.500 euro di entrate aggiuntive per il 2022.

Contrariamente a quanto accade in altri Paesi, e in particolare negli Stati Uniti, aggiungere più lavori non porta alcun benefico fiscale, anzi. Per il 74% dei rispondenti, si pagano più tasse, in proporzione all’aumento del reddito.

 

Flessibilità e soddisfazione

Per perseguire attività e interessi collaterali al lavoro principale, bisogna che questo sia sufficientemente flessibile. Questo accade per il 19% del campione, che può contare su una estrema flessibilità, mentre per il 35% di esso c’è comunque un sufficiente margine di manovra nell’organizzazione dell’impiego principale.

Fare il medico rimane un lavoro di grande soddisfazione: il 46% del campione ritiene di avere lo stesso grado di soddisfazione (e il 20% meno soddisfazione) dal lavoro aggiuntivo se confrontato con il lavoro principale.

Se si somma la percentuale di chi è molto soddisfatto, soddisfatto e piuttosto soddisfatto del proprio lavoro principale come medico, si scopre che ben l’80% dei rispondenti è felice della scelta lavorativa principale, una percentuale che è ben al di sopra di quanto accade per altre categorie professionali.

La soddisfazione per il proprio ruolo di medico non interferisce con i benefici percepiti dalle attività aggiuntive: secondo il 71% del campione, aggiungere altri impegni ha aiutato nel proprio lavoro di medico.