I consigli del pediatra entrano da un orecchio…

  • Elena Riboldi
  • Notizie dalla letteratura
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  • Le mamme in genere ricordano bene i consigli del medico su come svezzare e nutrire il bambino, tuttavia alcuni consigli sono meno recepiti di altri.
  • Poiché una certa variabilità nei ricordi relativi alle discussioni sull’alimentazione corretta dipende dalle caratteristiche sociodemografiche della mamma è opportuno dedicare maggiori sforzi a certi sottogruppi di madri.

L’alimentazione dei primi anni di vita è importante per la crescita e la salute futura. Lo sanno bene i pediatri che dedicano parte delle visite di controllo ai consigli nutrizionali, in particolare al momento dello svezzamento. A giudicare da uno studio appena pubblicato sul Journal of Nutrition Education and Behavior tali consigli non sempre vengono interiorizzati dalle madri. Gli autori dello studio hanno individuato le caratteristiche delle madri più “virtuose” in questo senso, tracciando di conseguenza il profilo delle madri che necessitano maggiore attenzione e accompagnamento.

I dati su cui si basa lo studio sono quelli raccolti dalla National Survey of Family Growth (NSFG), un’indagine condotta dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi su un campione di individui di entrambi i sessi di 15-49 anni. Sono state individuate più di 6.000 donne che avevano partecipato al NSFG nel 2017-2017, 3.700 delle quali avevano avuto almeno una gravidanza; l’analisi è stata ristretta alle 1.302 donne con un bambino di età compresa tra 6 mesi e 5 anni al momento dell’indagine e che avevano risposto alle domande su quanto ricordavano dei consigli nutrizionali ricevuti dal medico.

Il 91% delle madri ricordava che il pediatra aveva suggerito il momento corretto per l’introduzione dei cibi solidi, tuttavia, mentre il 63% di queste ricordava correttamente che andavano introdotti dopo il sesto mese, il 35% ricordava che questo passaggio andava fatto a 4-5 mesi, e il 2% addirittura che poteva essere fatto prima dei 4 mesi.

Alle partecipanti all’indagine era stato chiesto anche se il medico avesse mai parlato con loro di altre raccomandazioni chiave suggerite dalle linee guida pediatriche, ovvero offrire cibi con gusti e consistenze diverse, non forzare il bambino a finire il cibo, offrire una buona varietà di frutta e verdura, limitare cibi e bevande con zuccheri aggiunti ed evitare di consumare il pasto davanti alla televisione o a un dispositivo elettronico. Il 54% delle madri ricordava di avere discusso 4 o 5 di questi argomenti col medico, mentre il 7% non aveva memoria di nessuno di questi consigli. Alcuni consigli erano rimasti maggiormente in mente di altri: tre quarti delle intervistate ricordavano di avere affrontato l’argomento dell’importanze di variare gli alimenti, proporre i vegetali ed evitare i cibi con troppi zuccheri, la percentuale scendeva a poco del 50% se si parlava di non costringere il bambino a finire il biberon o il piatto e scendeva sotto il 50% in relazione all’opportunità di usare smartphone o altro per distrarre il bambino durante il pasto.

Le mamme con un più alto livello di istruzione avevano maggiori probabilità di ricordare di avere discusso l’introduzione dei cibi solidi. Anche i ricordi sugli altri cinque argomenti relativi alla nutrizione presentavano delle differenze in base alle caratteristiche sociodemografiche del genitore, per esempio la discussione sugli zuccheri aggiunti era ricordata più spesso dalle mamme di 31 o più anni che dalle mamme con meno di 25 anni.

“I nostri dati indicano lacune nella memoria dei messaggi del medico sulla prima alimentazione, soprattutto sul non forzare il cibo e sul mangiare davanti a dispositivi elettronici” sottolineano gli autori dello studio. Il poco tempo che hanno i pediatri per ciascuna visita è un limite oggettivo, per questo andrebbero individuate strategie innovative che siano complementari alle visite, per esempio app o incontri di gruppo. “La priorità può essere data a sottogruppi specifici – aggiungono, riferendosi in particolare alle mamme giovani, poco istruite e appartenenti a certi gruppi etnici – aumentando la qualità della comunicazione attraverso messaggi intensi e culturalmente rilevanti”.