I bambini colpiti da leucemia in età prescolare hanno difficoltà a comunicare e a socializzare


  • Daniela Ovadia — Agenzia Zoe
  • Attualità mediche
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Uno studio dell’Università di Padova affronta per la prima volta la tematica delle abilità adattive nei bambini in età prescolare con leucemia linfoblastica acuta (LLA). Lo studio, pubblicato sulla rivista Children, evidenzia che, oltre che a difficoltà nelle abilità motorie, i pazienti leucemici a un anno dalla diagnosi mostrano performance significativamente peggiori dei coetanei sani nei domini della comunicazione e della socializzazione. Le difficoltà di sviluppo non risultano associate ai trattamenti, ma sarebbero legate a stress e a mancanza di stimolazione. Sulla base dei risultati, gli autori dello studio formulano alcune interessanti raccomandazioni sui modi e i tempi per gli interventi di recupero.

Lo studio ha coinvolto 44 bambini con LLA di età inferiore a 6 anni durante la fase di mantenimento della terapia e altrettanti controlli sani. Ai genitori è stata somministrata un’intervista semi-strutturata per valutare il comportamento adattivo dei bambini. I pazienti con LLA hanno ottenuto punteggi più bassi dei coetanei sani sia per quanto riguarda la comunicazione (in particolare negli aspetti ricettivo ed espressivo) che la socializzazione (relazioni interpersonali e coping skills). Non è stata trovata nessuna associazione tra le difficoltà e tossicità della chemioterapia, giorni di ospedalizzazione e categoria di rischio. Stress e difficoltà di adattamento potrebbero perciò rivestire un ruolo cruciale.

Gli interventi andrebbero calibrati in base all’età del paziente: a 30-48 mesi andrebbero focalizzati sull’aspetto ricettivo e sulle relazioni interpersonali, a 49-60 mesi sull’aspetto espressivo e sul gioco e a 61-71 mesi sulle capacità verbali e di scrittura. Gli interventi dovrebbero coinvolgere la famiglia. “Si potrebbero insegnare giochi sociali e linee guida educative ai genitori affinché stimolino il loro bambino a casa, facilitandone il rientro nella routine il più presto possibile (scuola, sport, hobby) –spiegano gli autori, che aggiungono – I genitori dovrebbero anche ricevere supporto nel loro ruolo parentale, considerando che sono fortemente angustiati e che potrebbero persino sviluppare sintomi del disturbo post-traumatico da stress”.