Humanitas, 50 studi contro Covid da genetica a immunologia


  • Adnkronos Salute
L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano L'accesso ai contenuti di questo sito è riservato agli operatori del settore sanitario italiano

Milano, 30 apr. (Adnkronos Salute) - Una batteria di 50 studi contro Covid-19. E' la potenza di fuoco messa in campo dall'Irccs Humanitas di Rozzano (Milano) con un 'esercito' di oltre 70 medici e ricercatori impegnati per la causa. Le armi? Ricerca, tecnologie, una biobanca di campioni biologici, per conoscere il nemico e i suoi punti deboli, e per comprendere i meccanismi all'origine dell'infezione e intervenire in maniera mirata. Si spazia dalla genetica all'immunologia, fino agli studi volti a comprendere come si incrocia la cura dei malati Covid con la presenza di altre patologie pregresse, dai tumori alle malattie autoimmuni, infiammatorie intestinali e cardiache.

"Siamo di fronte ad un virus che non conosciamo e questo richiede un approccio a 360 gradi, con il paziente al centro", è il messaggio del direttore scientifico Alberto Mantovani. Si cerca di capire, per esempio, perché davanti a Covid-19 non c'è parità di sesso e cosa può spiegare il vantaggio 'rosa'. A questo proposito un team di ricercatori guidati da Stefano Duga, docente di Humanitas University, con il contributo delle colleghe Rosanna Asselta ed Elvezia Maria Paraboschi, ha condotto uno studio osservazionale sui fattori genetici degli italiani.

"Si tratta - spiega Duga - del primo studio di genetica della popolazione italiana in relazione a Covid-19: è volto a comprendere i fattori che influenzano la suscettibilità all'infezione, la gravità del decorso clinico della malattia e la maggiore severità dei sintomi che si osservano negli uomini rispetto alle donne. I risultati ottenuti forniscono le basi per offrire una migliore assistenza ai pazienti affetti Covid-19 e per identificare strategie terapeutiche più efficaci per affrontare questa difficile emergenza sanitaria".

L'identificazione precoce dei fattori di rischio, continua Duga, è "fondamentale per fornire il supporto adeguato ai pazienti, inclusa la capacità di identificare gli individui che richiedono un più attento monitoraggio clinico". Lo studio pubblicato su medRxiv fornisce informazioni sulla frequenza di varianti in geni importanti per l'infezione da nuovo coronavirus nella popolazione italiana. Altro tema è Covid-19 nelle malattie reumatiche trattate con terapia biologica. La polmonite causata dal virus si manifesta in modo molto veloce con febbre, tosse e mancanza di fiato che possono portare a insufficienza respiratoria spesso grave. Questo sembra dovuto a una cascata infiammatoria indotta dall'infezione, per la quale non esiste ancora terapia specifica o vaccino.

"Le conoscenze immunologiche e virologiche - spiega Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia e immunologia clinica e docente di Humanitas University - hanno portato all'uso di vari farmaci diretti sia contro il virus (anti-virali) sia contro la cascata infiammatoria, in particolare finora approvati per l'utilizzo in pazienti con malattie reumatiche. Tra questi tocilizumab, biologico diretto contro la molecola infiammatoria interleuchina 6, utilizzato per il trattamento dell'artrite reumatoide, e l'idrossiclorochina, che modula il sistema immunitario e spesso è impiegata nelle malattie autoimmuni quali il Lupus eritematoso sistemico".

Lo studio pubblicato sul 'Journal of Autoimmunity', afferma Angela Ceribelli, reumatologa di Humanitas e prima autrice, "spiega quanto noto finora della malattia soprattutto nell'ottica dei pazienti trattati con immunosoppressori, quindi a maggior rischio di sviluppare un'infezione severa. Per questi pazienti è fondamentale seguire le indicazioni delle autorità in merito alla prevenzione, utilizzare le terapie indicate su prescrizione medica nel caso di comparsa di polmonite, e non interrompere le terapie in corso per le malattie reumatiche nel timore di una maggiore suscettibilità all'infezione virale.

C'è infine il capitolo sui biomarker per conoscere il virus. "Sars-Cov-2 si manifesta con un ampio spettro di sintomatologia: dal semplice raffreddore alla polmonite. Fortunatamente, in alcune persone si manifesta con pochi sintomi o addirittura senza alcun sintomo. E' proprio dal paragone tra queste categorie di infetti che è possibile capire non solo le basi della patologia, ma anche i fattori di rischio, osservano gli studiosi.

Perché i giovani sono più protetti degli anziani? Perché alcuni giovani sono risultati più suscettibili? Qual è il ruolo delle comorbidità (patologie pregresse) nel peggioramento della malattia? E' possibile sviluppare un'immunità adattativa (anticorpale) ed è questa che protegge i giovani? E, ancora: ci sono dei marcatori sierici che permettano di prevedere l'evoluzione della malattia?

Per rispondere a queste domande, il gruppo di ricerca guidato da Maria Rescigno, Principal Investigator del Laboratorio di immunologia delle mucose e microbiota e docente di Humanitas University, ha organizzato una biobanca di campioni biologici (dal sangue periferico ai lavaggi bronchiali) per studiare molti aspetti della patologia e le caratteristiche comuni a più pazienti che hanno mostrato una sintomatologia simile.