Grillo, specializzandi in formazione-lavoro contro carenza medici


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Roma, 15 nov. (AdnKronos Salute) - "Bisogna uscire dalla mentalità per cui il medico laureato e abilitato non è un professionista: lo è già a tutti gli effetti quindi bisogna trasformare questo percorso da formazione a formazione-lavoro, quindi far entrare direttamente il medico nel lavoro così da avere già anche la possibilità di riempire gli spazi vuoti". È questa la soluzione proposta dal ministro della Salute Giulia Grillo alla carenza di medici specialisti e di Medicina generale che si prospetta nei prossimi cinque anni per effetto della cosiddetta 'gobba pensionistica'. A lanciare questa ipotesi è lo stesso ministro in una intervista per il convegno della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri '40 anni Ssn: La conquista di un diritto – un impegno per il futuro' pubblicata sul sito della Fnomceo.

Pronta la risposta del presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, che rilancia: "Per noi la formazione-lavoro può essere una soluzione rapida in questo contesto emergenziale di carenza di specialisti, ma limitandola, come già proposto da Anaao-Assomed, l’Associazione medici e dirigenti del Servizio sanitario nazionale, agli ultimi due anni di specializzazione, con l’impiego degli specializzandi già a buon punto della formazione negli ospedali. L’apertura del ministro ci pare interessante, soprattutto perché si percepisce l’attenzione al problema della carenza di medici, e sicuramente può innescare un dibattito costruttivo - continua Anelli - La nostra preoccupazione, che crediamo sia condivisa, è in ogni caso quella di non abbassare la qualità del nostro Servizio Sanitario nazionale, che è tra le migliori del modo, attraverso una riduzione di qualità della formazione. La via maestra, dunque, resta l’aumento delle borse, con un piano straordinario di intervento per tamponare le uscite dovute ai pensionamenti".

"Ci sono - afferma poi nel suo intervento Giulia Grillo - servizi sanitari che spendono il doppio di noi rispetto al Pil e non con gli stessi risultati in termini di salute, e chi non ha un’assicurazione sanitaria si deve pagare cure che possono arrivare anche a decine e centinaia di migliaia di euro: un intervento, in un servizio sanitario privato, può venire a costare anche un milione di euro - spiega nell’intervista - Rendiamoci conto, dunque, della missione importante che dobbiamo portare avanti". Un servizio sanitario nazionale che si regge, riconosce il ministro, sul lavoro dei suoi operatori.

"Sono momenti difficili - continua Grillo, rivolta ai colleghi medici - stiamo lavorando come sapete sul tema del contratto e non è semplice per noi recuperare una situazione che è ferma da nove anni, ma c’è tutto l’impegno da parte mia. Valorizziamo i medici, non ci dimentichiamo che, medici e infermieri, lavoriamo insieme tutti per una sanità pubblica e spesso questa contrapposizione tra le categorie non è sana, cerchiamo di essere tra noi uniti e sapere che abbiamo un grande compito e una grande responsabilità, cioè far capire a tutti cittadini italiani che danno per scontato questo servizio sanitario pubblico che scontato non è".

"Se i medici e gli infermieri decidessero di non lavorare più nel pubblico ma di lavorare nel privato, non ci sarebbe finanziamento che potrebbe tenere in piedi la sanità. Quindi - conclude Grillo - è importante ristabilire un rapporto di correttezza e di fiducia con i nostri cittadini e pazienti che oggi a seguito di tante vicende hanno, come dire, un clima generale di sfiducia. Ristabiliamo questa fiducia, raccontiamo cosa facciamo tutti i giorni, raccontiamo che noi medici che decidiamo di lavorare nel pubblico stiamo svolgendo una missione, sostanzialmente".