Grasso viscerale e risposta alla terapia, non c’è relazione nel tumore rettale

  • Elena Riboldi
  • Uniflash
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I pazienti obesi e sovrappeso con tumore rettale localmente avanzato hanno la stessa probabilità di rispondere alla chemioradioterapia neoadiuvante (nCRT) dei pazienti normopeso. A dirlo è uno studio dell’Università di Padova che non ha riscontrato nessuna associazione tra indice di massa corporea (BMI) o composizione del grasso corporeo e la sopravvivenza. L’eccesso ponderale influisce però sulle complicanze della terapia.

Alcuni studi hanno suggerito che il grasso viscerale abbia un ruolo nei meccanismi da cui dipende la sensibilità alla chemioterapia. Per esplorare la relazione tra obesità e risposta alla terapia nel tumore rettale, gli autori dello studio hanno preso in esame tutti i pazienti sottoposti a resezione chirurgica dopo nCRT tra il 2005 e il 2017. Utilizzando le scansioni TC, per ogni paziente hanno calcolato diversi parametri radiologici relativi alla composizione del grasso corporeo, tra cui l’area di grasso viscerale (VFA), l’area di grasso superficiale (SFA) e il rapporto tra il grasso viscerale e superficiale (V/S) alla baseline. Usando l’analisi di regressione logistica hanno quindi valutato la correlazione tra BMI e grasso viscerale e sopravvivenza.

Dei 144 pazienti inclusi nell’analisi, 32 (22%) hanno ottenuto una risposta patologica completa e 60 (45,5%) una risposta patologica maggiore. Con un follow-up mediano di 60 mesi, non sono state riscontrate differenze nella sopravvivenza globale e nella sopravvivenza libera da malattia stratificando i pazienti per il BMI o per i parametri radiologici. BMI e parametri radiologici non erano fattori predittivi di risposta patologica completa o maggiore. Di contro, valori elevati di VFA, V/S e BMI permettevano di predire i pazienti a rischio di complicanze postoperatorie maggiori.

“Nel nostro studio l’obesità generale e il grasso viscerale non correlano con la risposta patologica, per cui questi parametri non dovrebbero essere considerati delle controindicazioni per l’approccio con preservazione d’organo – scrivono gli autori nell’articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Oncology, sottolineando che – Questo è il primo studio ad analizzare la relazione tra obesità ed esiti oncologici in un gruppo di pazienti con tumore rettale italiani, mentre la maggior parte degli studi viene dagli USA o dalla Cina dove il tasso di obesità stimato è superiore, rispettivamente al 36% e al 16% [in Italia è il 10%]”.