Gli inibitori SGLT2 proteggono il cuore scompensato, anche in assenza di diabete

  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Notizie dalla letteratura
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  • In soggetti con scompenso cardiaco, gli inibitori SGLT2 riducono i ricoveri ospedalieri per la patologia e i decessi per cause cardiovascolari.
  • I benefici si osservano indipendentemente dalla presenza di diabete e dalla frazione di eiezione.
  • Il trattamento aumenta in modo significativo il rischio di infezioni genitali.

Secondo i risultati di una metanalisi pubblicata su Annals of Internal Medicine, anche in assenza di una diagnosi di diabete, i pazienti con scompenso cardiaco possono trarre beneficio dal trattamento con inibitori SGLT2.

“I benefici di protezione cardiovascolare legati al trattamento con inibitori SGLT2 in pazienti diabetici sono già stati dimostrati in passato, ma dati recenti suggeriscono un potenziale effetto benefico anche in assenza di diabete” esordiscono gli autori, guidati da Xinyu Zou della Sichuan University di Chengdu, in Cina, primo nome della ricerca.

Di fronte a queste premesse e ai dati epidemiologici sullo scompenso cardiaco, una condizione che interessa oltre 64 milioni di persone in tutto il mondo, Zou e colleghi hanno cercato di rispondere ad alcune domande ancora aperte sul tema. Lo hanno fatto attraverso una revisione della letteratura e una metanalisi finale su 8 studi clinici randomizzati e controllati per un totale di 15.000 partecipanti coinvolti e trattati con inibitori SGLT2 (dapagliflozin, empagliflozin o canagliflozin).

I risultati parlano chiaro: il trattamento con inibitori SGLT2 ha ridotto i ricoveri in ospedale per scompenso cardiaco del 37% a 6 mesi, con percentuali che sono scese al 32% e al 26%, rispettivamente a uno e due anni.

Il rischio di decesso per cause cardiovascolari si è ridotto del 14% a un anno, mentre i dati disponibili, seppur con un livello di certezza basso, non sembrano indicare protezione contro mortalità per tutte le cause, progressione della nefropatia o insufficienza renale.

“Non abbiamo osservato differenze nell’efficacia del trattamento in pazienti con frazione di eiezione preservata o ridotta e nemmeno in quelli con rispetto a quelli senza diabete” precisano i ricercatori, ricordando che i benefici relativi nel ridurre i ricoveri in ospedale sono maggiori entro il primo anno e poi si riducono.

“I benefici assoluti dipendono sia dal rischio basale del paziente, sia dalla durata del trattamento” aggiungono gli autori, sottolineando che la terapia non è priva di effetti collaterali, in particolare l’incremento del rischio di infezioni genitali.

“Nuove ricerche potranno fare luce su aspetti ancora poco chiari, come per esempio gli effetti dell’interruzione del trattamento dopo un anno rispetto al suo proseguimento” affermano Zou e colleghi. “Quando si inizia una terapia con inibitori SGLT2 in pazienti con scompenso, è importante tenere in considerazione i valori e le preferenze dei singoli, oltre ai benefici appena descritti” concludono.