Gli antidepressivi migliorano la qualità di vita dei pazienti?

  • Alessia De Chiara
  • Notizie dalla letteratura
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  • In adulti statunitensi con una diagnosi di depressione, l’uso di farmaci antidepressivi non migliora la qualità di vita  (HRQoL, dall’inglese Health-Related Quality of Life).
  • Circa i 2/3 dei pazienti identificati per lo studio erano donne.
  • È necessario studiare l’effetto a lungo termine (oltre a quello a breve termine) sia della farmacoterapia sia delle terapie non farmacologiche.

L’uso di antidepressivi non migliora, con l’andare del tempo, lla qualità di vita di pazienti adulti con disturbo depressivo. È la conclusione di un nuovo studio pubblicato su PLOS One, un'analisi effettuata su periodo lungo 11 anni. In igni anno vi erano circa 17,5 milioni di statunitensi con la depressione, per lo più donne, di cui oltre la metà assumeva i farmaci. Per gli autori è necessario che l’importanza della terapia non farmacologica venga riconsiderata, così come il suo posto nelle linee guida per la pratica clinica.

“Nonostante la letteratura empirica dimostri l’efficacia dei farmaci per il disturbo depressivo, rimane controverso l’impatto di questi farmaci sul benessere generale e sulla qualità di vita” spiegano i ricercatori. “L’effetto della farmacoterapia sulla salute generale dei pazienti non è stata valutata accuratamente utilizzando gli esiti riferiti direttamente dal pazienti (patient reported outcome o PRO), come l’HRQoL”.

Per cercare di chiarire questo aspetto, gli autori hanno utilizzato i dati raccolti tra il 2005 e il 2015 nel Medical Expenditures Panel Survey statunitense al fine di identificare adulti con depressione e con 2 anni di follow-up. Nel database, l’HRQoL era misurata con il questionario SF-12 e riportava il physical component summary (PCS), un indice che riguarda lo stato fisico, e il mental component summary (MCS), relativo allo stato mentale. I pazienti individuati sono poi stati divisi in due gruppi a seconda che facessero uso o meno di antidepressivi.

Oogni anno vi erano in media 17,47 milioni di adulti con una diagnosi di disturbo depressivo e 2 anni di follow-up, di cui il 57,6% assumeva antidepressivi. I pazienti, con età media di 48,3 anni, erano soprattutto donne (67,9%), la maggior parte delle quali assumeva antidepressivi (60,5%). Gli uomini che ne facevano uso erano il 51,5%.

Nella coorte di pazienti che prendeva i farmaci è stato osservato un miglioramento dell'MCS, ma non del PCS. Tuttavia, non è emersa una differenza significativa tra i gruppi dal basale al follow-up in nessuna delle due misure considerate (PCS: -0,35 coorte che assumeva farmaci, -0, 34, coorte che non assumeva farmaci; MCS: 1,28 e 1,13 rispettivamente). Si noti che per stimare tale cambiamento è stata utilizzata l’analisi D-I-D (difference in difference), un metodo ritenuto dagli autori il più appropriato e accurato in questo contesto. Poiché al basale le due coorti avevano caratteristiche socioeconomiche e demografiche differenti, è stata condotta anche un’analisi D-I-D multivariata, che ha comunque confermato la solidità dei risultati emersi da quella univariata.

“Gli studi futuri non dovrebbero concentrarsi solo sull’utilizzo della farmacoterapia, piuttosto dovrebbero studiare l’impatto a lungo termine degli interventi farmacologici e non farmacologici (quali la terapia comportamentale, la psicoterapia, le sessioni di supporto sociale, l’istruzione) o di una combinazione degli interventi sull’HRQoL di questi pazienti ” concludono gli autori.