Gli anticorpi anti-GAD migliorano la stratificazione del rischio nei giovani con diabete 2


  • Cristina Ferrario — Agenzia Zoe
  • Sintesi della letteratura
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Messaggi chiave

  • I pazienti con diagnosi di diabete di tipo 2 positivi per gli anticorpi anti-acido glutammico decarbossilasi (GAD+) hanno un ridotto rischio cardiovascolare rispetto a quelli negativi (GAD-), mentre il rischio di nefropatia non cambia nei due gruppi.
  • La positività agli anticorpi anti-GAD predice una migliore risposta glicemica alla terapia insulinica, ma anche una maggiore suscettibilità a ipoglicemia grave che richiede un monitoraggio più serrato.
  • La valutazione dei livelli di questi anticorpi è importante per una migliore stratificazione del rischio nei pazienti diabetici e una conseguente personalizzazione delle terapie.

Descrizione dello studio

  • Tra il 1994 e il 2012, sono stati arruolati nello studio 1.504 pazienti con diabete di tipo 2 diagnosticato prima dei 40 anni di età e per i quali erano disponibili dati sui livelli di anticorpi anti-GAD.
  • Sono stati inoltre inclusi 251 pazienti con diabete di tipo 1.
  • I pazienti erano inclusi nel Hong Kong Diabetes Register e sono stati seguiti per malattia cardiovascolare (CV) incidente, nefropatia allo stadio terminale (ESRD), ipoglicemia grave e mortalità per tutte le cause fino al giugno 2015.
  • Nel corso del follow-up sono state inoltre raccolte informazioni sull’uso di insulina e sui livelli di emoglobina glicata (HbA1c).
  • Fonte di finanziamento: Hong Kong Research Grants Council.

Risultati principali

  • L’8,1% dei pazienti con diabete di tipo 2 è risultato GAD+.
  • In base a regressione multivariata di Cox, i pazienti GAD+ hanno mostrato un rischio inferiore di malattia CV  (hazard ratio [HR] 0,43; P=0,048), un incremento del rischio di ipoglicemia grave (HR 1,63; P=0,032) e un rischio di ESRD e mortalità simile rispetto alle controparti GAD-.
  • Rispetto ai pazienti con diabete di tipo 1, quelli con diabete di tipo 2 e GAD+ hanno mostrato un rischio maggiore di ESRD (HR 2,91; P=0,043), mentre non sono state osservate differenze nei rischi di ipoglicemia grave, malattia cardiovascolare e mortalità.
  • Tra i pazienti che iniziavano a usare insulina (n=304), quelli GAD+ hanno mostrato riduzioni più ampie nei livelli di HbA1c rispetto a quelli GAD- dopo 12 mesi di terapia (-2,3% [25 mmol/mol] vs -0,72% [8 mmol/mol]; P=0,05).

Limiti dello studio

  • Sono stati valutati solo gli anticorpi anti-GAD.
  • Sono passati 6 anni tra la diagnosi e la misurazione dei livelli anticorpali.
  • Nei quasi 20 anni dello studio sono stati compiuti numerosi progressi nella gestione del diabete con conseguente riduzione di alcune complicazioni della malattia.
  • I risultati potrebbero non essere generalizzabili a pazienti con diabete di tipo 2 non insorto età giovanile.
  • I pazienti GAD+ erano poco numerosi.

Perché è importante

  • Il diabete a esordio giovanile è una patologia eterogenea in termini di eziologia e progressione.
  • Identificare il tipo di diabete nei giovani è una sfida aperta, dal momento che vengono progressivamente identificati nuovi fenotipi e nuove cause di malattia.
  • È importante migliorare la stratificazione del rischio in questa popolazione per poter gestire meglio il controllo glicemico.